Il Consiglio di Stato «boccia» Bardoline Alte
PESCANTINA. Confermata la sentenza del Tar che aveva respinto il ricorso dei proprietariLa cava doveva chiudere alla fine dello scorso anno Il Comitato: «Ora lo stop a escavazione e frantumazione»
Per la cava Bardoline Alte il Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale, ha confermato l'ordinanza del 2008 con la quale il Tribunale amministrativo regionale del Veneto aveva respinto la domanda della ditta Chesini Ernesto e figli snc di sospendere la delibera regionale che fissava la chiusura della cava al 31 dicembre 2008.
«Perciò», spiega Eugenio Chesini, animatore del Comitato degli abitanti di Bardoline Alte, che da anni si batte per una chiusura della cava e del frantoio per materiali inerti, «le conclusioni si impongono da sole. A Bardoline Alte dovrebbe cessare l'attività di cava e anche quella di frantumazione, dato che le due cose sono strettamente collegate. Le risposte del Tar del Veneto e del Consiglio di Stato sono una conferma di tutte le nostre battaglie per la salute dei cittadini e per una vivibilità della nostra zona. Speriamo che la legge faccia il suo corso».
E aggiunge: «I disagi per le oltre cinquanta famiglie della zona sono noti: rumori, polveri e necessità di rimanere in casa con le finestre e le porte ben chiuse. In qualche casa, a causa dei cumuli di materiale, non si riesce a captare il segnale della televisione. Quanto ai rumori ci sono referti di controlli effettuati dall'Arpav, come quello del 14 dicembre 2006, che parlano chiaro: sono superiori alla norma».
Che l'attività di cava sia legata a quella di frantumazione e che entrambe debbano cessare contemporaneamente, secondo Eugenio Chesini, viene confermato da due documenti del settore Ecologia della Provincia di Verona. «Il 25 novembre del 2004 la Provincia», continua Chesini, «con la determina n. 7007, autorizzava l'impianto di frantumazione per inerti a Cava Bardoline Alte con diverse prescrizioni, tra cui quella finale sottolineava che "la durata dell'autorizzazione avrà la durata dell'esercizio dell'attività di cava". Successivamente, il 23 marzo del 2006, la determina n. 1763 imponeva alla ditta che gestisce l'impianto ulteriori prescrizioni relative ai depositi nel fondo cava del materiale da frantumare e frantumato; all'altezza dei cumuli che non doveva superare la quota del piano di campagna sottostante. E terminava evidenziando che la mancata osservazione delle prescrizioni può determinare la sospensione o la revoca dell'autorizzazione, oltre alle sanzioni previste».
Lino Cattabianchi
Lino Cattabianchi
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