Le barchesse palladiane a rischio di crollo
VERONELLA. Un ricercatore universitario solleva il problema dell'abbandono di Corte Grande. Disegnate nel '500 dal celebre architetto, sono le più estese del Veneto. Il sindaco: «Ho messo le transenne, invito i proprietari a provvedere»
Veronella. Le vestigia del Palladio nella Bassa veronese rischiano seriamente di sparire. Uno squarcio di 50 metri quadri è comparso di recente sulla copertura delle barchesse palladiane di Corte Grande, a Veronella, a seguito di un crollo, proprio là dove si incontrano i due bracci del porticato. Il grido d'allarme è stato lanciato da Giulio Zavatta, dottorando all'Università di Verona.
Il ricercatore sta compiendo studi sui siti palladiani rimasti nella provincia scaligera. Tra di essi, i più interessanti sono Villa Serego a Santa Sofia di Pedemonte, e Corte Grande appunto, l'antico castello di Cucca. Nella corte di Veronella il Palladio lavorò nel biennio 1564-65.
In quegli anni i conti Serego, proprietari della residenza, avevano deciso di trasformare il vecchio castello scaligero in una sontuosa villa e chiamarono a lavorare il più abile architetto del tempo, Andrea Palladio appunto.
L'artista preparò un disegno per le barchesse ed alcuni progetti per la villa. Quest'ultima fu realizzata solo nel Settecento, senza seguire le indicazioni del Palladio. Le barchesse invece furono costruite nel Cinquecento e rappresentano un elemento tutt'altro che secondario nella composizione generale della corte, che ha una superficie coperta totale di 30mila metri quadri. Esse sono attualmente le barchesse palladiane più estese. «Pur avendo una funzione rurale, costituiscono uno straordinario spazio classicheggiante», precisa Zavatta. «L'impronta del Palladio si nota nella cura degli elementi architettonici, come ad esempio la scelta di abbassare i collari delle lesene e di eseguire le entasi, apparenti rigonfiamenti che sembrano sopportare il peso della struttura». Le entasi presto spariranno, con l'intonaco che si sta sbriciolando. «Gran parte dei mattoni originali sono consunti», osserva il ricercatore. «Alcuni archi delle barchesse sono stati murati. Tutto il complesso versa in uno stato di totale abbandono, con pericolo di ulteriori crolli e danni irreparabili».
A completare la triste opera di sfacelo ci hanno pensato le targhe in marmo che danno sulla via principale e dovrebbero ricordare i fasti passati dei conti Serego, che nel 1532 ospitarono perfino l'imperatore Carlo V. Da qualche tempo si stanno sgretolando, sotto gli occhi sbigottiti dello storico locale Guerrino Maccagnan, che ha raccolto i pezzi dal marciapiede e ha avvertito il Comune. «Forse è un segno del destino», ha sospirato.
«Ho fatto collocare le transenne», afferma il sindaco Michele Garzon. «C'è il rischio che qualche pezzettino di marmo cada in testa alle persone che camminano sulla banchina. Invito i proprietari a provvedere al più presto al ripristino delle lapidi».
Paola Bosaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tweet