Multe ai semafori, adesso è «giallo»
VAL D'ILLASI. Nuovo colpo di scena: confermata la validità dell'omologazione dei sistemi semaforici , messi sotto accusa dalla magistraturaPer il ministero i «T-red» sono regolari e le parti mancanti al prototipo sarebbero solo accessori Ma la Procura di Verona le ritiene indispensabili
I T-red, i semafori che hanno fotografato migliaia di automobilisti al passaggio con la luce rossa, sarebbero regolarmente omologati e pertanto potrebbero presto tornare al loro posto.
È un punto a favore del costruttore, Stefano Arrighetti, titolare di Kria srl, che gli viene riconosciuto dalla verifica amministrativa eseguita dal ministero delle Infrastrutture. Era finito agli arresti con l'accusa di frode e truffa, in quanto avrebbe ottenuto appalti garantendo l'omologazione della sua apparecchiatura, cosa che invece le indagini dei carabinieri, partite da Tregnago, avevano scoperto essere quanto meno incompleta.
Infatti una scheda relè, che gli inquirenti ritenevano fondamentale, era presente nei modelli installati per strada, ma non nel modello originale depositato al ministero.
Dopo indagini interne il ministero ha invece ritenuto che questo elemento che fa da interfaccia fra il voltaggio del semaforo e quello della fotocamera e del computer che registra le immagini sia «un componente esterno a larga diffusione commerciale», sostituibile con qualsiasi altro congegno in grado di assolvere alla stessa funzione. Sarebbe quindi «un componente accessorio, da non considerarsi parte integrante del sistema». In poche parole, che ci fosse o no nel modello depositato sarebbe insignificante.
In realtà è stato proprio questo componente ad aver creato più volte dei problemi sugli impianti semaforici, tant'è che lo stesso Raoul Cairoli, titolare dell'azienda Citiesse che stipulava i contratti d'appalto per i T-red con molti Comuni, fra cui quelli dell'Unione Comuni Verona Est, aveva ammesso davanti al giudice di pace di Vittorio Veneto di averlo sostituito più volte.
«Ci siamo accorti che i tempi del giallo cambiavano stando a quanto riportato sulle fotografie, alcune volte in aumento, ma più frequentemente in diminuzione. A volte la differenza era addirittura quasi di un secondo, nonostante alcune centraline fossero certificate dalle aziende produttrici e manutentrici», aveva dichiarato Cairoli al giudice, aggiungendo che «tali anomalie, da quanto mi risulta, si sono verificate a Perugia e presso l'Unione dei Comuni di Verona Est».
Al giudice, che chiedeva se questo cambiamento delle schede comportasse una diversità fra il prototipo approvato dal ministero e quello installato, Cairoli rispondeva: «La sostituzione delle schede non comportava il fatto che l'apparecchio in concreto fornito fosse diverso dal prototipo depositato presso il ministero, in quanto l'armadio e il suo contenuto non erano stati oggetto di omologazione e quindi di deposito».
Ma è proprio quanto contesta l'accusa partita dalla Procura di Verona che ha inviato i propri ispettori al ministero per verificare se il prototipo depositato corrispondesse al modello installato.
La scheda relè, secondo l'indagine condotta dai carabinieri, non era affatto un componente accessorio, ma sostanziale che determinava il funzionamento corretto o meno della fotocamera.
Il ministero ha sposato di fatto la tesi dei consulenti di parte. Si tratterà ora di vedere se il giudice per l'udienza preliminare convaliderà il rinvio a giudizio e se nel processo i consulti del tribunale confermeranno lo stesso punto di vista.
Mario Zampedri, che ha avviato il movimento contro i T-red in Val d'Illasi, mette le mani avanti: «Aspetterei a festeggiare perché l'unico che si avvantaggia della verifica ministeriale è solo il costruttore dei T-red: restano in piedi le irregolarità dell'affidamento della gestione della materia ai privati; la questione della durata della luce gialla; l'utilizzo del semaforo come regolatore di velocità anziché del traffico. Personalmente mi auguro che si arrivi al processo e siamo pronti a costituire i cittadini parte civile per la restituzione dei soldi, dei punti patente e per i danni materiali e morali subiti», conclude.
Vittorio Zambaldo
Vittorio Zambaldo
