«Dovevo essere lassù con loro Li ho aspettati a San Michele»

IL RACCONTO. Parla la figlia dell'assessore comunale ai Servizi sociali, ex fidanzatina di Matteo Barzoi
Eleonora: «Ero indietro con lo studio e all'ultimo minuto non sono andata a sciare Ma eravamo d'accordo di trovarci alla stazione intermedia, avevo lo zaino di Matte»
09/02/2010
Zoom Foto
Il pendio innevato che dalla Colma di Malcesine scende ai Prai

«Solo per una coincidenza ho deciso di non scendere anch'io con lo snowboard insieme a Matteo, Luca e Maicol. Anche questo fatto, di cui non so spiegare il significato, è per me un ulteriore tormento». A parlare è Eleonora Concini, una bella ragazza di 18 anni dai lunghi capelli neri e gli occhi castano scuro. Occhi profondi, come il dolore che le si legge nello sguardo. Uno sguardo che raramente, in questi giorni, riesce a staccarsi da terra.
E solo per fissare il vuoto. Quel «vuoto», come lei stessa ammette, «che Matteo e Luca hanno lasciato in tutti noi, e che non ci rendiamo conto di come potrà essere colmato».
Eleonora è figlia dell'assessore ai Servizi sociali Livio Concini. Conosceva benissimo Luca Carletto e Maicol Benedetti ma, soprattutto, era molto amica di Matteo Barzoi. Di «Matte», come lei ancora lo chiama, era stata anche la fidanzatina.
«Ci eravamo messi insieme quando io ero in prima media e lui in terza», dice. E qui, ma solo per un attimo, il suo sguardo si stacca da terra e accenna un sorriso pensando a quei ricordi. Ma un istante dopo torna a spegnersi.
Parla mal volentieri Eleonora, come tutti a Malcesine, cittadina che si è davvero chiusa a riccio per il dolore. Come se la comunità fosse un'unica grande famiglia che ha perso due dei suoi ragazzi.
«Venerdì sera», racconta ancora Eleonora, «eravamo tutti in un bar di Riva. Ci siamo accordati per andare sul Baldo il giorno successivo a fare quella maledetta discesa. All'ultimo minuto ho deciso di non andare perché ero indietro con lo studio rispetto a quanto avevo previsto e quindi ho deciso di non salire in funivia verso mezzogiorno».
Però Eleonora, assieme ad altri amici, alle 17 in punto era a San Michele, alla stazione intermedia, con lo zaino di Matteo in mano. «Eravamo d'accordo che li avrei aspettati con i loro zaini a San Michele», dice. A San Michele, però, i tre ragazzi non sono mai arrivati. Eleonora e gli altri hanno passato circa sei ore alla funivia.
«Altre volte», prosegue la giovane, «avevano fatto il fuori pista ma sempre dalla parte centrale, vicino ai piloni della funivia. Di recente però, sia per le reti di protezione posizionate, che per i divieti imposti dalla Forestale con il rischio di multe salate, da lì non si poteva più passare.
Per questo «Matte», Luca e Maicol hanno deciso di scendere dalla Paperino (la pista dedicata ai bambini) verso San Michele».
Matteo conosceva benissimo il Baldo perché ci andava a caccia con il padre e, a poca distanza da dove è stato travolto dalla slavina, aveva anche la casa di montagna di famiglia. Una circostanza, questa, che evidentemente ha indotto i tre a «scendere da dove mai prima d'ora erano scesi». E qui gli occhi si fanno lucidi: «Il cellulare di "Matte" squillava». «Quando non l'ho visto arrivare alle 17 ho iniziato a telefonargli. Non sapevamo più cosa pensare». La ragazza ha fatto 13 telefonate al cellulare del suo più caro amico che, in tutto, ne aveva ricevute 78, quando il corpo è stato riportato a valle.
Domenica sera, come quasi tutte le domeniche, il gruppo di ragazzi si è ritrovato alla pizzeria Don Pedro dell'assessore allo Sport Rocco Testa. «Uno di noi», ha sussurrato un ragazzo, «e per questo ogni domenica veniamo qui».
Compreso l'altro ieri: una serata di tristezza e silenzio irreale per un tavolo di giovani. E solo dopo aver parlato con don Giuseppe, il parroco di Malcesine, al quale hanno chiesto di poter proiettare le foto dei loro due amici e di poter arrivare in chiesa con gli striscioni, «per ricordarli allegri così com'erano». Anche nel giorno del loro funerale.
Gerardo Musuraca

Gerardo Musuraca