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11.08.2012

Tre alpinisti bellunesi muoiono nel Cadore

TRAGEDIA. Erano membri del Soccorso alpino dell'Alpago. In tre anni nove le vittime ad agosto
Erano lungo una via sul Cridola per addestrare il più giovane del gruppo. La caduta causata da un cedimento dei chiodi

Un'immagine del Monte Cridola, sulle Alpi bellunesi

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BELLUNO Tre alpinisti bellunesi hanno perso la vita precipitando dalla via Dino e Maria, sul Monte Cridola. Tutti e tre facevano parte del Soccorso alpino della stazione dell'Alpago, Andrea Zanon, 38 anni, di Chies d'Alpago (Belluno), Maudi De March, 36 anni, di Chies d'Alpago, e David Cecchin, giovane aspirante 28enne originario di Belluno. I rocciatori erano partiti ieri mattina per la scalata. Quando hanno ritardato il rientro al rifugio Padova dove erano attesi, nel pomeriggio è scattato l'allarme e la ricognizione dell'elicottero del Suem di Pieve di Cadore ha rivelato in breve la tragedia. I corpi dei tre uomini sono stati recuperati dai soccorritori del Centro Cadore e dall'equipaggio del Suem. Sulle cause dell'incidente, si pensa a un cedimento della sosta del secondo-terzo tiro, che li ha fatti precipitare per un centinaio di metri. I tre alpinisti morti sul Cridola stavano arrampicando probabilmente per allenare il più giovane, e aspirante soccorritore, del gruppo. Secondo fonti del Soccorso alpino, erano impegnati in una via classica, la Dino e Maria, dallo sviluppo di 250 metri che sale lungo un colatoio. La difficoltà era, per loro, del tutto banale trattandosi di un quarto, quinto grado inferiore. Sarebbero precipitati dopo il primo o il secondo tiro di corda a nemmeno un centinaio di metri di salita. Secondo i soccorritori i tre in cordata avrebbero fatto, secondo prassi, una «sosta» su un terrazzino ancorandosi ai chiodi; ma si potrebbe essere verificato un cedimento degli stessi che li ha fatti precipitare. Andrea Zanon, 38 anni, di Chies d'Alpago (Belluno) faceva il falegname; Maudi De March, 36 anni, di Chies d'Alpago era un insegnante; e David Cecchin, giovane aspirante del Soccorso alpino di 28 anni residente a Belluno, si era da poco laureato. I corpi recuperati dai colleghi con l'ausilio dell'elicottero del Suem 118 di Pieve di Cadore sono stati composti nella cella mortuaria di Domegge (Belluno), per essere poi trasferiti a Belluno dove verrà allestita la camera ardente. Agosto è un mese nero per il Soccorso alpino bellunese: nove morti in tre anni. Quattro nel 2009, due nel 2011, e tre caduti ieri per salvare la vita altrui in montagna o prepararsi a farlo. In quattro si sono spenti il 22 agosto del 2009 in un incidente mentre in elicottero, in mezzo al maltempo, stavano sorvolando l'area di una frana sulle pendici del monte Cristallo, sopra Cortina d'Ampezzo. L'elicottero Ab1209 detto «Falco», che si era da pochi minuti alzato in volo dal piazzale del Suem di Pieve di Cadore, diretto verso Rio Gere, aveva toccato la linea di media tensione che passa nella zona schiantandosi al suolo. Due anni dopo, il 31 agosto 2011, due tecnici del Soccorso alpino della Stazione di San Vito, sono stati invece investiti da una frana di grandi dimensioni mentre si stavano calando dalla cima del Pelmo per raggiungere due alpinisti tedeschi, un uomo e una donna, che erano rimasti feriti dai sassi e poi incrodati.

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