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Italia & Mondo

11.08.2012

Siria, Aleppo distrutta Ma i ribelli non cedono

GUERRA CIVILE. Emergenza profughi, ormai sono più di 150mila
Bombardati i civili in fila per il pane: undici uccisi Brahimi succede ad Annan come inviato dell'Onu

Soldati regolari siriani nei combattimenti di ieri ad Aleppo

Soldati regolari siriani nei combattimenti di ieri ad Aleppo
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BEIRUT I ribelli anti-regime hanno tentato il contrattacco ad Aleppo e migliaia di siriani in tutto il Paese hanno sfidato, nel tradizionale venerdì di preghiera islamica, gli incessanti bombardamenti aerei e d'artiglieria sulle roccaforti della rivolta per chiedere espressamente «l'invio di armi dall'estero all'Esercito libero» dei ribelli. Reporter ad Aleppo confermano violenti bombardamenti sui quartieri orientali, tra cui Hanano e Tariq al Bab dove 11 persone, tra cui due bambini, sono morte colpite da una bomba mentre facevano la fila per il pane. Secondo il regime, i ribelli hanno tentato di prendere l'aeroporto internazionale di Aleppo, ma sono stati respinti. A nord di Damasco invece, nel sobborgo di al Tal, tre giornalisti della tv di Stato sono stati catturati dai ribelli. Negli scontri di ieri sarebbero morte 99 persone mentre sale a oltre 150mila il numero dei rifugiati siriani nei Paesi confinanti. A New York è quasi certa la nomina a inviato speciale dell'Onu sulla Siria del diplomatico algerino Lakhdar Brahimi, successore del dimissionario Kofi Annan. Brahimi, 78 anni, ha vasta esperienza in crisi internazionali, tra le quali l'Afghanistan, ed è molto stimato anche in Occidente. NUOVE SANZIONI. Intanto gli Stati Uniti hanno imposto ieri sanzioni contro la compagnia petrolifera siriana, Sytrol, per violazione dell'embargo all'Iran. Washington accusa poi il movimento sciita libanese Hezbollah, sostenuto da Teheran, difornire addestramento, sostegno logistico e consulenza alle truppe di Assad. Oggi il segretario di stato Usa Hillary Clinton sarà a Istanbul per colloqui con il premier turco Recep Tayyip Erdogan, col presidente Abdullah Gul e il ministro degli esteri Ahmet Davutoglu. La Turchia e gli Stati Uniti sostengono apertamente le opposizioni siriane. Manifestanti anti-regime sono invece scesi in strada non solo nei sobborghi di Damasco e nelle altre località della rivolta ma anche nella martoriata Aleppo, in quartieri finora non toccati dai combattimenti come Halab Jadida (Nuova Aleppo).

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