10.08.2012
CONGIUNTURA. La Banca centrale sollecita i Paesi in crisi a fare le riforme e a richiedere l'aiuto dei fondi salva-Stati
«Il deterioramento della valutazione dei problemi di credito è netto E in Italia è più pronunciato». In difficoltà anche famiglie e banche
ROMA La Banca centrale europea lancia l'allarme sul rischio di insolvenza delle imprese dell'euro, particolarmente alto per l'Italia. Ribadendo di essere pronta a intervenire per frenare gli spread, avverte: prima i Paesi devono mettersi in regola con le riforme e richiedere lo scudo europeo accettandone le condizioni, indispensabili perchè l'Eurotower possa affiancare gli stessi fondi. «Resta difficile», spiega la Bce, la situazione finanziaria di banche, famiglie e imprese nei Paesi colpiti dalla crisi del debito. È di appena lo 0,3% la crescita dei prestiti al settore privato a giugno nell'Eurozona, e si scende a 0,2% per le sole imprese. E vi è - spiega la Bce rifacendosi ai modelli finanziari di Moody's - un «netto deterioramento della valutazione del rischio di credito delle imprese»: i tassi attesi d'insolvenza, mettendo a nudo la crescente frammentazione dei mercati finanziari europei, segnano fra i maggiori Paesi dell'Eurozona «un incremento che è stato particolarmente pronunciato per le imprese italiane e piuttosto moderato per quelle olandesi e tedesche», che riflette anche il «contagio» allargatosi anche a Roma e Madrid. Nel complesso, un quarto delle società quotate in Europa ha un rischio del 5% di diventare insolvente nei prossimi 12 mesi. Un problema che, secondo Fitch, potrebbe spingere la Bce a rispolverare i suoi maxi-prestiti alle banche per riavviare il credito. Non a caso l'Eurotower valuta «ulteriori misure di politica monetaria non convenzionali». L'Ocse, del resto, anticipa «crescita debole» per l'Eurozona, e «più nettamente un rallentamento» per l'Italia. Ed è la stesa Bce a scrivere che la disoccupazione nei Diciassette «continua ad aumentare», specie fra i giovani, con «ulteriori perdite di posti di lavoro, a ritmo sostenuto». GOLDMAN SACHS E I BTP. Francoforte, in questo quadro, si tiene pronta ad affiancare i fondi europei Efsf ed Esm, intervenendo con «operazioni di mercato aperto definitive di entità adeguata a conseguire il proprio obiettivo». Tuttavia «i governi», avverte il bollettino mensile Bce con parole che devono suonare come un invito al realismo dalle parti di Madrid, «devono essere pronti ad attivare l'Efsf-Esm in caso di circostanze eccezionali». In cambio la Bce farà la sua parte, purchè i Paesi, oltre a firmare il protocollo d'intesa con l'Eurogruppo, portino avanti «con grande determinazione il risanamento dei conti pubblici, le riforme strutturali e la costruzione dell'assetto istituzionale europeo». La fuga degli investitori dai Paesi ad alto debito rischia di non arrestarsi di fronte agli impegni di Draghi: Goldman Sachs è solo l'ultima banca d'investimento ad aver ridotto la propria esposizione verso il debito italiano, con un pesante -92% nel secondo trimestre, a 191 milioni di dollari di fine giugno dai 2,51 miliardi di fine marzo, coprendo con derivati i rischi sul debito italiano. Anche per questo c'è chi nel consiglio Bce chiede tempi rapidi.
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