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Italia & Mondo

09.08.2012

Casini: alleati con Bersani ma non vogliamo l'Ulivo 2

PARTITI. Per il leader Udc con Berlusconi staremmo come la Grecia
Ieri incontro con il premier «Il Pdl si autoemargina, con Fini un nuovo centro» Il Pd: «insieme a Sel e Udc»

Pier Ferdinando Casini (Udc)

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ROMA No ad un nuovo Ulivo, no ad una grande coalizione: tra veti incrociati fatica a prendere forma l'alleanza fra progressisti e moderati per la prossima legislatura. L'Udc, ha spiegato Pier Ferdinando Casini, punta ad essere il «baricentro di una nuova proposta politica che raccolga lo spirito del governo Monti». Però poi il leader dell'Udc avverte Idv e Pdl: in questa grande coalizione non ci sarà chi, in nome del populismo e della riproposizione di protagonisti della vecchia stagione, si «autoesclude» da solo. Casini lancia anche un avvertimento al Pd: «non siamo interessati ad allearci con coalizioni morte» come quelle che hanno sostenuto Prodi, «che quando hanno governato hanno fallito». Ma pure il Pd rivendica un ruolo centrale: «sarà il pilastro del nuovo governo», sostiene il presidente del Copasir Massimo D'Alema che, intervistato da Il Messaggero, dice no a una riedizione della grande coalizione e annuncia: «noi vogliamo governare sia con Sel che con l'Udc». Per ora, comunque, i futuri alleati vanno ciascuno per la propria strada. Quella dell'Udc, chiarisce Casini, punta ad aggregare, con il Fli di Gianfranco Fini, un «contenitore che abbia al suo interno politici seri e uomini nuovi», candidandosi a governare senza «prescindere da un'area che ha un forte insediamento sociale e una forte rappresentanza» come il Pd. Certo, chiarisce Casini, il «centro» è «alternativo alla sinistra socialista», ma «un'area moderata seria deve porsi il problema di governare senza fratture». E Nichi Vendola? Casini lo liquida: «non mi interessa, faccia quello che vuole». Dal canto suo, il leader dell'Udc non dirà mai di sì ai matrimoni tra gay, ma lavorerà per il riconoscimento delle coppie di fatto. Casini, intanto, è tornato a incontrare Mario Monti e ha fatto poi sapere che «l'abbattimento del debito sarà il prossimo impegno del governo», ma non sarà «da cifre irrealistiche e da libro dei sogni», come ha proposto il Pdl. A settembre, inoltre, «ci sarà anche la fase 2 della spending review». Infine, un'ultima stoccata al Pdl: sullo spread «Monti ha detto la verità: con Berlusconi al potere, saremmo nelle condizioni greche». Ma il premier non è preoccupato per i rapporti con il partito di Alfano, anzi è «serenissimo».

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