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Italia & Mondo

02.08.2012

Bundesbank avverte Draghi: «Niente accordi senza di noi»

LO SCONTRO. Oggi l'attesa riunione della Bce sugli interventi antispread. La banca centrale tedesca alza le barricate
I governatori sono alla ricerca di un compromesso per salvare l'euro Aumenta il pressing della Casa Bianca: Obama telefona a Hollande

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi

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FRANCOFORTE Mercati e governi di Eurolandia con il fiato sospeso in attesa di vedere se le parole di Mario Draghi della settimana scorsa su interventi anche non convenzionali da parte della Bce pe piegare la speculazione sui titoli di Stato riusciranno a trasformarsi in azioni concrete. Superando quindi le resistenze dei tedeschi della Bundesbank fermi nel richiamare Draghi ad evitare «fughe in avanti». Già ieri sera è scattata a Francoforte la partita tra i singoli governatori della Bce anche se alla vigilia del consiglio di oggi si è aperto un nuovo fronte. Ieri si è reso palese il duello fra la Bundesbank, che frena sugli interventi dell'Eurotower, e la Casa Bianca che aumenta il pressing per un intervento risolutivo. Oggi il compromesso si potrebbe trovare varando un'azione congiunta della stessa Bce con i fondi di salvataggio Ue Esm-Efsf per raffreddare gli spread. Un'ipotesi anticipata dal premier Monti. Gelando le aspettative sul consiglio Bce il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, in un'intervista di fine giugno ma pubblicata ieri, è stato netto: «La Bce non oltrepassi il proprio mandato. La Bundesbank si batterà con tutte le sue risorse per evitare una strumentalizzazione in funzione di obiettivi di politica fiscale». E il banchiere nell'intervista è tornato a ricordare che «siamo la maggiore e la più importante banca centrale dell'Eurosistema e abbiamo una voce più importante rispetto ad altre banche centrali». Un altolà a decisioni della Bce che venissero prese a maggioranza contro il parere del primo azionista, ma che Draghi vorrebbe evitare per non spaccare la Banca centrale europea. IL PRESSING USA. Non potrebbe essere più evidente il divario delle posizioni nordeuropee con Washington, sempre più in pressing per l'impatto che la crisi europea sta avendo sugli Usa. La notte scorsa il presidente Barack Obama ha chiesto all'Europa «un'azione decisa per risolvere la crisi». Concetti ripetuti ieri in un'analoga telefonata al presidente francese Hollande in cui si rallegra per gli interventi preannunciati da Bce e Ue. Intanto Tim Geithner, il segretario del Tesoro appena rientrato negli Usa dopo aver incontrato in Germania il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble e lo stesso Draghi, ha chiesto all'Europa, misure «per abbassare i tassi d'interesse pagati dai Paesi che stanno facendo riforme». Un riferimento implicito a Spagna e Italia. A fianco degli Usa, che guardano sempre più preoccupati alla crisi europea come dimostra la Fed che assicura tassi bassi fino alla fine del 2014 e si dichiara pronta ad agire di fronte a rischi al ribasso dell'economia Usa (maxi-liquidità a settembre), si schiera anche il Fondo monetario internazionale. Il direttore generale dell'istituto di Washington, Christine Lagarde, afferma infatti che con la politica monetaria si può fare di più contro la crisi e assicura che il Fondo non abbandonerà mai il tavolo delle trattative con la Grecia. IL MURO TEDESCO. Lo scontro sulle misure da adottare potrebbe portare, alla riunione di oggi della Bce, a misure in grado di raffreddare gli spread, ma difficilmente alla attesa svolta in grado di cambiare il corso degli eventi, auspicata dagli Usa e dall'asse Roma-Parigi. I mercati lo sanno e le borse sono rimaste prudenti mentre da Berlino il ministro dell'Economia tedesco, Philipp Roesler, ha detto che «la cancelliera Merkel il ministro delle Finanze e io siamo d'accordo sul fatto che quel che è stato discusso in queste ore, cioè una licenza bancaria per l'Esm, non può essere la nostra strada». Per ora niente liquidità illimitata della Bce al fondo di stabilità, dunque. Piuttosto, la Bce potrebbe riaprire la strada agli acquisti dei titoli di Stato, puntandoli su Italia e Spagna con interventi che però dovranno essere ben più forti rispetto al limite, imposto dalla Bundesbank per le operazioni fatte fra maggio 2010 e marzo 2012, di 20 miliardi la settimana al massimo. Il tetto di intervento dovrebbe però essere tale da scongiurare la ripresa di operazioni di pura speculazione sui mercati dei titoli.

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