«Non proteggere ladri» È scontro coi sindacati

IL FUTURO DEL LAVORO. Nuove polemiche. Il ministro Fornero: «Un accordo è possibile»
La leader delle imprese attacca le rappresentanze sull'articolo 18 Camusso: solo offese. Bersani avverte: no alla riforma senza l'intesa
22/02/2012
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Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, e la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia

ROMA Si incendia il clima sulla riforma del Lavoro. La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia ieri ha attaccato: « «Vorremmo avere un sindacato che non protegge assenteisti cronici, ladri e quelli che non fanno il loro lavoro», ha affermato al convegno di Federmeccanica, «noi abbiamo detto che l'art.18 deve rimanere per atti discriminatori ma vogliamo poter licenziare quelli che non fanno il loro lavoro». L'ira della Cgil è stata immediata: «Sono affermazioni non vere e offensive che offendono il ruolo del sindacato confederale, le smentisca», chiede Susanna Camusso. «Oggi più che mai serve un linguaggio responsabile», avverte Bonanni (Cisl), «non abbiamo mai difeso i ladri, noi abbiamo sempre tutelato i lavoratori onesti». Cosa che dice anche Angeletti (Uil) che, anzi, domanda: «Gli imprenditori possono dire altrettanto?». Le affermazioni di Marcegaglia - su cui poi lei stessa è ritornata per precisare che non c'è una mancanza di fiducia e rispetto nei sindacati - hanno gettato benzina su una trattativa difficile e in pieno corso. Un accordo è «possibile», affermava ieri il ministro del Lavoro Fornero. Mentre il numero uno della Cgil torna sulle parole del premier Monti, determinato a portare in Parlamento il provvedimento entro la fine di marzo, con o senza accordo: «Minacciare non serve e in ogni caso noi continuiamo ad insistere che su una materia così complessa è bene fare un accordo con le parti sociali». Il leader della Cisl inoltre accusa il governo: «Vuole rompere la trattativa. Non lo permetteremo e non molleremo il tavolo». Il ministro ha replicato: «Lavoro per un accordo». Le distanze da colmare, però, restano molte. A partire dal capitolo ammortizzatori sociali, che domani sera sarà di nuovo al centro della riunione al ministero: sindacati e imprese chiedono di non modificare gli attuali strumenti - dalla cassa integrazione ordinaria alla straordinaria, su cui c'è l'ipotesi di una revisione insieme al superamento della cig in deroga con l'arrivo di un unico sussidio di disoccupazione su base assicurativa - e comunque respingono la proposta di Fornero di far entrare in vigore la nuova architettura tra 18 mesi. Per non parlare dell'articolo 18, che arriverà sul tavolo tra le parti per il 1 marzo. Per un intervento di modifica della norma dello Statuto dei lavoratori, che disciplina il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa o giustificato motivo, insiste il leader di Confindustria. «Noi abbiamo detto che l'articolo 18 deve rimanere per i licenziamenti discriminatori ma vogliamo poter licenziare quelli che non fanno il loro lavoro». La riforma del mercato del lavoro rischia inoltre di diventare l'ora X dell'appoggio del Pd al governo Monti e della tenuta interna del Partito Democratico. «Senza accordo valuteremo in Parlamento se votare sì», è la condizione che Pier Luigi Bersani pone al governo, sottolineando come l'appoggio non sia scontato. Una posizione che allarma l'area montiana del partito (lettiani e veltroniani) in tensione per l'annuncio del responsabile economico Stefano Fassina di partecipare alla manifestazione della Fiom in difesa dell' l'articolo 18.