Canone per pc e smartphone, la Rai fa marcia indietro
VIALE MAZZINI. L'ipotesi aveva suscitato le proteste di Confindustria e dei consumatori
ROMA Nessun obbligo per le aziende di pagare il canone Rai per il semplice possesso di computer, tablet e smartphone con collegamento ad Internet. Il pagamento è dovuto solo se questi dispositivi vengono utilizzati per vedere la tv. Con una nota ufficiale, la Rai fa dietrofront sulla vicenda del canone speciale che era stata sollevata da Rete Imprese Italia e che aveva fatto montare la protesta sul web, ma anche da parte dei consumatori e di politici bipartisan. «La Rai non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer», ha precisato ieri l'azienda dopo un confronto con il ministero dello Sviluppo economico, aggiungendo che «la lettera inviata dalla Direzione abbonamenti Rai si riferisce al canone speciale dovuto nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori» e «fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali imprese, società ed enti abbiano già pagato per il possesso di uno o più tv». Il chiarimento è arrivato dopo un confronto tecnico avvenuto ieri mattina nella sede del ministero dello Sviluppo economico: i rappresentanti della Rai sono stati convocati a seguito delle segnalazioni ricevute dai soggetti interessati. «Soddisfazione» per la marcia indietro della Rai da parte di Rete Imprese Italia che sottolinea, tuttavia, che «la nota di viale Mazzini non chiarisce completamente la questione» ed è necessario «l'intervento del Governo e del Parlamento per chiarire una volta per tutte la normativa sul canone». «Siamo ben lieti della precisazione. Certo, un vertice Rai più avveduto non avrebbe alimentato anche con inopportuni spot promozionali una tale confusione», commenta il Pd Fabrizio Morri, mentre per Alessio Butti del Pdl «è senza dubbio una decisione di buon senso». Molti i commenti positivi dei consumatori. «Nella vicenda ha finalmente vinto il buonsenso, ma chiediamo che si faccia al più presto chiarezza su tali dispositivi al fine di evitare in futuro episodi ed errori simili», hanno affermato Adusbef e Federconsumatori.
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