Si riaprono le indagini sui fratellini di Gravina
BARI. Spariti a giugno 2006, furono trovati morti il 25 febbraio 2009 in una casa abbandonataFrancesco e Salvatore Pappalardi morirono dopo essere caduti in una cisterna forse a causa di una «prova di coraggio». Sospettati cinque amici
BARI Forse caddero nella cisterna durante una «prova di coraggio» alla quale erano stati sottoposti da cinque ragazzini, un po' più grandi di loro: è questa l'ipotesi che sarà al centro dei nuovi accertamenti sulla morte di Ciccio e Tore, i fratellini di Gravina, accertamenti disposti dalla Procura di Bari che ha deciso di riaprire il caso sulla terribile morte dei due ragazzini. Fra tre giorni ricorrerà il quarto anniversario del ritrovamento dei corpi di Francesco e Salvatore Pappalardi, i fratellini di 11 e 13 anni scomparsi da Gravina il 5 giugno 2006. I cadaveri furono trovati il 25 febbraio 2008 in una cisterna, che si trovava nella «casa delle 100 stanze», un edificio abbandonato, in una zona centrale di Gravina. A più di un anno dall'archiviazione del fascicolo sulla scomparsa e successiva morte dei bambini a carico del padre, Filippo Pappalardi, poi scagionato da ogni accusa, la Procura di Bari ha infatti deciso di riaprire il caso sulla base di un esposto presentato mesi fa dalla mamma dei due fratellini, Rosa Carlucci. Gli investigatori baresi, coordinati dal procuratore aggiunto Annamaria Tosto, stanno eseguendo nuovi accertamenti che riguardano fatti già oggetto di indagini. In particolare, l'ipotesi che i fratellini caddero nella cisterna abbandonata durante una cosiddetta «prova di coraggio», cui erano stati sottoposti da cinque ragazzi di qualche anno più grandi di loro. Oggi maggiorenni, i cinque sono sottoposti a indagini preliminari da parte della Procura presso il tribunale per i minorenni, che ha ricevuto dagli uffici del tribunale di Bari parte del fascicolo. I ragazzini avrebbero taciuto per anni, nascondendo la verità e depistando le indagini. Uno di loro addirittura, secondo la denuncia della madre, avrebbe fornito una falsa testimonianza che incastrò Filippo Pappalardi, il padre dei bambini, finito in carcere con l'accusa di averli uccisi e di aver nascosto i loro cadaveri. L'amichetto raccontò infatti di aver visto l'uomo caricare i due ragazzini in auto nella piazza delle Quattro fontane. Poi i fatti hanno scagionato Pappalardi. Il 25 febbraio 2008 un altro ragazzino Michele rischiò di morire durante lo stesso gioco dentro il casolare. Un amico però chiamò aiuto e un vigile del fuoco si calò per salvarlo. Una volta dentro il pozzo abbandonato, il vigile scoprì i corpi senza vita dei fratellini. Ora i magistrati faranno luce su quanto accaduto in quel terribile giorno di giugno, accertando eventuali responsabilità. Intanto Filippo Pappalardi ha presentato una richiesta di risarcimento danni per ingiusta detenzione. L'INCHIESTA. «I nomi dei cinque giovani sono da sempre contenuti nel fascicolo d'indagine», diceva Rosa Carlucci chiedendo alla Procura di scoprire la verità sulla morte dei suoi figli. Negli ultimi mesi Rosa Carlucci e Filippo Pappalardi hanno avviato diverse azioni legali per fare chiarezza sulla morte dei loro figli. Prima la richiesta di un risarcimento per omessa custodia, ai danni del Comune di Gravina e dei proprietari della «casa delle 100 stanze», presentata nel giugno 2011 al Tribunale di Altamura (Bari). Poi l'opposizione, da parte della difesa del padre dei ragazzini, alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Bari per il fascicolo sulla presunta alterazione della data di un verbale di audizione del padre dei fratellini di Gravina, Filippo Pappalardi, che riferiva particolari sul luogo in cui i figli erano stati visti l'ultima volta. Data che sarebbe stata posticipata di due mesi con una correzione a penna. Quell'audizione fu fondamentale per l'arresto di Pappalardi, ingiustamente detenuto dal 27 novembre 2007 al 27 maggio 2008 con le accuse di aver ucciso i figli e averne occultato i cadaveri.
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