Posto fisso, il governo attacca «Basta col lavoro sotto casa»
LA «FASE DUE». Il premier: crescita con riforme non gradite. Critiche dalla Lega. Mozione Idv: non toccare l'articolo 18Il ministro Cancellieri: «Cambiare mentalità» Fornero rincara: «Non bisogna dare illusioni» La Cgil risponde: «L'esecutivo vuole fare da solo»
ROMA Cresce la tensione sulla riforma del mercato del lavoro, Ieri il presidente del Consiglio Monti ha sottolineato che il governo non ha nessuna intenzione di «esasperare» ma sono bastate le dichiarazioni del ministro del Lavoro Elsa Fornero e di quello degli Interni, Anna Maria Cancellieri sull'attrazione degli italiani per il «posto fisso» per riaccendere la polemica politica e quella sul web. Le frasi delle ministre sono diventate oggetto di critiche su forum e social network. «Bisogna spalmare le tutele su tutti, non promettere il posto fisso che non si può dare», ha detto Fornero, «questo vuol dire fare promesse facili, dare illusioni». E se l'ex ministro dell'Economia Padoa-Schioppa nel 2007 parlò di «bamboccioni» (e un paio di settimane fa il vice ministro al Welfare Michel Martone li bollò come «sfigati») ieri a scatenare la rivolta dei giovani sul web è stata la Cancellieri che ha accusato gli italiani di «essere fermi come struttura mentale al posto fisso, nella stessa città e magari accanto a mamma e papà»: «Occorre un salto culturale». Il premier Monti da parte sua ieri ha osservato come da «riforme, non sempre gradevoli e gradite, vengono benefici di crescita senza dover aspettare troppo». «Per la riforma del lavoro», ha avvertito Fornero, «il percorso deve essere rapido, non si può tergiversare, fermarsi, aspettare». TENSIONE SULL'ARTICOLO 18. La tensione così resta alta soprattutto sul tema dei licenziamenti individuali con l'ipotesi di una revisione delle sanzioni contro quelli illegittimi. Il confronto è ancora in alto mare con la Cisl che «apre» sulla revisione dell'articolo 18 (risarcimento al posto del reintegro nel caso di licenziamenti per motivi economici ritenuti illegittimi) ma che chiede di far entrare nel percorso della mobilità anche quelli individuali. Una richiesta troppo esosa per le aziende che per la mobilità pagano un contributo sulle retribuzioni. Intanto Confindustria torna a chiedere che il reintegro sia previsto solo nel caso di licenziamento discriminatorio prevedendo per tutti gli altri casi semplicemente un indennizzo economico. «Questo è un governo che spesso pensa di non dover rendere conto a nessuno e quindi immagina di poter procedere anche da solo», ha invece accusato il segretario generale della Cgil Susanna Camusso: «Il tempo della trattativa sul lavoro può essere breve o lungo. Dipende da quale disponibilità c'è a discutere delle questioni vere e provare a risolverle». E poi un messaggio alla Cisl: «Una manutenzione dell'articolo 18 intesa come diminuzione della sua efficacia non è giusta e nemmeno necessaria». MOZIONE DELL'IDV. In vista dei prossimi incontri (domani si riuniscono sindacati e imprese mentre giovedì potrebbe proseguire il confronto col governo) prosegue il dibattito politico: «L'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non si tocca per chi ha un contratto», ha detto il presidente della Camera Fini: «La questione merita di essere discussa per quanto riguarda i nuovi assunti». Il leader dell'Idv Di Pietro annuncia invece che il suo partito ha presentato una mozione affinché la norma non si tocchi. «Noi non sappiamo se il ministro Cancellieri sia mamma», accusa Maurizio Fugatti della Lega, «ma qualora lo fosse siamo certi che i suoi figli avrebbero sicuramente le spalle coperte dalla famiglia».
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