Siria, ancora massacri Chiude l'ambasciata Usa

MEDIORIENTE. Non cessano le polemiche per il mancato accordo all'Onu contro il regime
Oltre cinquanta civili uccisi a Homs e nei sobborghi di Damasco. L'esercito apre il fronte al sud La Casa Bianca esclude un intervento militare
07/02/2012
Zoom Foto
Mezzo corazzato dell'esercito siriano danneggiato a Homs

DAMASCO A poche ore dall'arrivo a Damasco del ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov e del capo dell'intelligence di Mosca, il regime siriano intensifica a Homs e nei sobborghi di Damasco la sua offensiva militare, causando la morte, documentata dagli attivisti, di almeno 53 persone, di cui 50 civili. E tra loro tre donne e altrettanti bambini. I media ufficiali riferiscono invece di un'escalation degli attacchi da parte di «terroristi armati» che a Homs «hanno ucciso centinaia tra civili e militari» e «hanno commesso crimini orribili». E mentre nel Paese si diffonde la voce, non confermata da fonti indipendenti, che da oggi l'esercito governativo aprirà il fronte a sud puntando i cannoni dei carri armati e l'artiglieria sulla regione meridionale di Daraa, continuano ad arrivare drammatiche le testimonianze da Homs, terza città siriana ed epicentro delle proteste, della repressione e della rivolta armata. Secondo bilanci provvisori e difficili da verificare sono circa 50 le persone uccise ieri. Altre fonti parlano di oltre 50 vittime e di un numero imprecisato di feriti, molti gravissimi. Una serie di filmati amatoriali testimoniano le violenze. Intanto prosegue la polemica dopo il mancato accordo su una censura Onu al regime di Assad. Isolata e duramente criticata dalla comunità internazionale, Mosca va in trincea dopo il veto, insieme a Pechino, alla risoluzione Onu contro la repressione in Siria. Ma l'Occidente intensifica le pressioni su Damasco e gli Stati Uniti scelgono il metodo del bastone e della carota chiudendo la loro ambasciata in Siria, intensificando le sanzioni ma facendo contemporaneamente sapere che non è ancora giunta l'ora di un intervento militare. Meglio «una soluzione politica», precisa la Casa Bianca. La Russia non ci sta e contrattacca, con il ministro degli Esteri, Serghiei Lavrov, che definisce «indecenti e quasi isteriche» le reazioni occidentali prima di partire proprio per Damasco, dove oggi incontra il presidente siriano Assad. Gli Usa si mostrano però sempre più preoccupati: hanno dato l'ordine di evacuare il personale diplomatico e hanno invitato tutti i propri cittadini a lasciare il Paese per l'escalation di violenze. La Ue, dal canto suo, sta lavorando a nuove misure restrittive e sta anche preparando azioni di sostegno dell'opposizione siriana. Inoltre sta valutando la possibilità di espellere gli ambasciatori siriani. Poi l'Italia ha vivamente protestato con l'ambasciatore siriano a Roma al quale ha espresso «la più ferma condanna e lo sdegno del governo italiano per le inaccettabili violenze perpetrate dal regime di Damasco nei confronti della popolazione civile».