Metà dei giovani senza posto fisso Il Pd: «Tsunami»
LAVORO. Nuovi dati Istat sull'occupazione«Entro i 24 anni a tempo il 46%» Settimana «calda» sulla riforma
ROMA Il premier Mario Monti dice «basta posto fisso?» Per metà dei giovani è già così. I ragazzi tra i 15 e i 24 anni, che risultano dipendenti a tempo determinato sono pari al 46,7% del totale dei dipendenti occupati in quella stessa fascia d'età. È quanto emerge da elaborazioni su dati Istat relativi alla media annua del 2010. Prendendo in considerazione i dipendenti oltre i 35 anni, solo l'8% di questi è figurato come a tempo determinato. In Italia inoltre ci sono 2,364 milioni di dipendenti a tempo determinato e 385 mila collaboratori, secondo i dati Istat sul terzo trimestre del 2011. In tutto si tratta, quindi, di 2,749 milioni di persone a cui manca il posto fisso, ovvero lavoratori atipici. Continua, così, a crescere il numero dei dipendenti a termine, che segna un rialzo del 7,6% (+166.000 unità) su base annua. Un aumento che coinvolge per circa due terzi gli under 35. Tali dati arrivano mentre si apre una settimana calda sul fronte della riforma del mercato del lavoro. Prima le riunioni dei tecnici dei sindacati da un lato e degli imprenditori dall'altro. Poi mercoledì un confronto tra i rappresentanti dei lavoratori e quelle del mondo dell'impresa. Quindi giovedì il tavolo con il governo, che a sua volta potrebbe essere preceduto da una riunione di Cgil, Cisl e Uil. La fitta agenda fotografa come il confronto tra governo e parti sociali diventi intenso, entrando nei temi specifici: dalla necessità di ridurre le formule contrattuali a quella di definire meccanismi di aggiornamento, dall'ipotesi di nuove forme di sostegno al tema della flessibilità in entrate e in uscita. Èd è proprio sull'articolo 18 che la battaglia è più accesa. Il governo - prima Monti e poi il ministro del Lavoro Elsa Fornero - ha fatto intendere che il tema è sul tappeto. Ma i sindacati fanno muro. Tra i partiiti il Pdl ritiene che dopo l'intervento sulle liberalizzazioni, penalizzante per il proprio bacino elettorale, sia ora la volta dei sacrifici per l'elettorato d'elezione del Pd, quello dei lavoratori. Ma Bersani reagisce: «In questi giorni sento ripartire un dibattito come se fossimo negli Anni '80, quando si diceva “arriverà la flessibilità, bisognerà adeguarsi”. Ma qui lo tsunami è già arrivato. Uno che ha trent'anni oggi, se ha un lavoro mediamente ce l'ha flessibile, precario e sottopagato, anche se ha una laurea. La realtà di oggi è questa».
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