Grecia sull'orlo del «default» Ultime ore per evitare il baratro

ULTIMATUM. Richiesta: ridurre i salari minimi, tredicesime dei privati e pensioni complementari
Negoziati sul filo del rasoio Eurozona: «Pazienza finita» Bce-Fmi e Ue: tagli drastici, o non ci sarà nessun aiuto
05/02/2012
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Juncker, presidente Eurogruppo

BRUXELLES Tutto deve essere risolto entro questa sera, ma il negoziato corre «sul filo del rasoio»: così il ministro delle Finanze greco Evangelos Venizelos definisce la complicata doppia partita che il governo di Atene gioca da un lato contro i suoi creditori privati e dall'altro con la troika Ue-Bce-Fmi. E mentre l'Eurozona «ha perso la pazienza» con la Grecia, il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker prevede un default sicuro se Atene non fa subito quello che l'Europa le chiede. Dopo 14 ore di trattative con la troika, che vuole impegni sulle riforme, il governo non ha ancora sciolto nodi cruciali per gli ispettori internazionali come l'abbassamento dei salari minimi e il taglio delle tredicesime anche nel privato, e le pensioni complementari, punti su cui i sindacati non intendono cedere e le parti politiche sono lontane dall'accordo. Il premier Lucas Papademos vedrà i capi partito oggi, per cercare il loro sostegno. La troika vuole tagli extra pari all'1% del pil - circa due miliardi di euro - quest'anno, inclusi tagli a difesa e sanità. Senza un impegno scritto su tagli e riforme, Ue-Bce-Fmi non concederanno i nuovi aiuti da 130 miliardi. «Se non mette in atto le riforme, non può aspettarsi la solidarietà dergli altri Paesi», ha detto Juncker, paventando un'insolvenza a marzo, quando cioè Atene dovrà rimborsare 14,5 miliardi di euro di bond in scadenza. La partita con gli investitori privati invece sembra vicina alla conclusione, anche se un annuncio ufficiale ancora non c'è. Ma oggi i negoziatori privati tornano ad Atene, mossa che lascia pensare a un accordo vicino. «Siamo stati molto generosi con Atene», ha detto il presidente dell'Institute of international financing (Iif) Joseph Ackerman, auspicando che i creditori pubblici facciano lo stesso, ovvero aiutino ulteriormente la Grecia accettando perdite sui loro bond. La discussione è già in corso, ma per ora non trova sostenitori nemmeno alla Bce che pure è stata chiamata in causa proprio dalla Grecia. «Il confine tra il corretto completamento delle procedure e un intoppo è molto sottile, e i ministri dell'Eurozona non hanno più pazienza», ha detto Venizelos, al termine dell'Eurogruppo telefonico di ieri. I ministri dovrebbero tornare a vedersi mercoledì, se l'accordo con i privati e quello con troika saranno fatti in tempo. E dopo soli vent'anni, il Trattato di Maastricht, pilastro della moneta unica europea firmato il 7 febbraio 1992, quest'anno prende atto della sua inadeguatezza: pronto per la firma il nuovo Trattato destinato a rimpiazzarlo, ovvero il «fiscal compact», o «patto di bilancio», che colma le lacune di un accordo nato monco, perché fissava vincoli economici comuni senza preoccuparsi di coordinare le politiche economiche. Un errore che, spiega un grande architetto dell'Euro come Jacques Delors, ha reso inevitabile l'attuale crisi dei debiti. Nato quando l'Unione europea era ancora la Comunità economica europea, si parlava di Ecu e gli Stati membri erano dodici, il trattato di Maastricht entrò in vigore il primo novembre 1993. Se l'unione di bilancio, che ora il fiscal compact promette di creare, si fosse realizzata parallelamente all'introduzione dell'euro, la moneta unica avrebbe forse avuto gambe più solide su cui camminare. Ma anziché integrare le politiche economiche e di bilancio - processo che comporta la cessione di quote di sovranità nazionale a favore della Commissione Ue - si è preferito lasciare al solo patto di stabilità e di crescita il compito di vigilare sul rigore degli Stati.