«Non pagare le tasse è peccato». Bagnasco chiede: «Salvare l'Italia»
L'Italia del «governo di buona volontà» di Monti sembra potercela fare, ma «è irrinunciabile che i partiti si impegnino a fare la loro parte su riforme e bene comune». «Oggi c'è da salvare l'Italia», ammonisce il cardinale Angelo Bagnasco aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei: «Affinché i sacrifici che gli italiani stanno compiendo non si rivelino inutili occorre risanare e crescere, creare lavoro e conservare il nostro patrimonio di eccellenze». Bagnasco ribadisce poi che sull'Ici, tema caldo delle ultime settimane, la Chiesa non chiede privilegi ma che le sia applicato il trattamento del non-profit, sempre disponibile a correggere eventuali violazioni: «Evadere le tasse è peccato. Se lo fa un religioso è anche scandalo». Non siamo in una «palude», osserva il cardinale invitando a ritrovare fiducia, rivendicando la presenza della Chiesa nel sociale e ricordando la ricerca da parte dei cattolici di nuovo impegno in politica e il raduno d'autunno delle associazioni cattoliche a Todi. Tra i modelli per i cattolici in politica, Giuseppe Toniolo. Una politica sospesa e debole, riflette il prelato davanti al parlamentino dei vescovi italiani, non serve all'Italia, ma certo la debolezza della politica è un fenomeno generale, che ha condizionato la crisi mondiale: la politica è in genere «debole e sottomessa» di fronte a «coaguli sovranazionali potenti e senza scrupoli» e «sembra che i grandi della terra non riescano a imbrigliare il fenomeno speculativo». Occorre invece regolare la finanza, «moderno moloch» perché serva il «bene comune, non la speculazione». «l'Italia», ha osservato, «appare particolarmente in angustia a motivo di sanzioni e bocciature che possono apparire un declassamento, agli occhi del mondo. E tuttavia un esame di coscienza, rigoroso e spassionato, s'impone, per scongiurare il rischio di un autolesionismo spesso in agguato». Dal punto di osservazione della Cei la crisi in Italia ha messo in luce sia la necessità di abbandonare la rissosità e i particolarismi in politica, sia la tenuta dei valori di fede. La crisi ha prodotto «il ritorno ad atteggiamenti più semplici e discreti». La crisi mostra in Italia un senso religioso prima offuscato dai «valori» che non sono altro che «prodotto delle industrie dell'intrattenimento e del consumismo». Bagnasco invita i cristiani a evitare «complessi di autoemarginazione o di inadeguatezza». E in tale contesto chiede alla classe intellettuale del nostro Paese di voler accettare un «libero confronto»: «Riconsiderare parole antiche, ma sempre attuali e urgenti: esse fanno parte dell'uomo stesso e del suo destino, come vita e famiglia, lavoro e partecipazione, libertà e relazione, politica e rappresentanza». Il porporato affronta anche il tema del pagamento del debito dello Stato ai cittadini, «anche per evitare ulteriori gesti di disperazione da parte di imprenditori in difficoltà», e la crescita «nel Meridione della speranza di potersi liberare un giorno non remoto dal giogo della malavita organizzata» che non a caso si sta spingendo verso il Bord. E poi una sottolineatura: «La domenica non sia sacrificata all'economia».
Tweet