27.06.2012
RIFORMA
ROMA Non passa in commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama il Senato federale voluto dalla Lega e appoggiato dal Pdl. L'emendamento del Carroccio è stato respinto 13 voti a 13 (e quindi bocciato secondo il regolamento), con il no di Pd, Idv, Terzo Polo e gruppo Misto e i sì di Pdl, Lega e Cn. Prevede un'assemblea di 311 persone, solo quattro in meno dell'attuale: 250 senatori, 40 rappresentanti delle Regioni e delle Province autonome, 21 presidenti delle Regioni e delle Province autonome. La battaglia si sposta oggi in Aula dove invece il testo leghista potrebbe essere approvato perchè Pdl e Lega insieme hanno 149 voti, e, con i 13 di Coesione Nazionale, si arriva a 162 contro i 145 di Pd, Udc, Terzo Polo-Fli e Idv. L'emendamento leghista è legato a filo doppio con il semipresidenzialismo voluto dal Pdl e che verrà messo in votazione solo dopo il via libera al Senato federale. Il relatore del testo di riforma Carlo Vizzini minaccia di dimettersi se questo passerà con una maggioranza diversa da quella dalla quale ha ricevuto il mandato. Il sì porterebbe infatti allo scontro aperto tra Pdl e Lega e gli altri partiti e all'addio ad una riforma approvata dai due terzi del parlamento, quindi senza il rischio referendum. Nel percorso comune con la Lega il segretario del Pdl Angelino Alfano vede (e auspica), la resurrezione dell'alleanza con la Lega. «La verità», accusa la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro, «è che il centrodestra non vuole nessuna riforma, tanto meno la riduzione del numero dei deputati e dei senatori». Ma di fronte alle proteste di Pd, Udc e Idv sul mancato taglio dei senatori il presidente del Senato, Renato Schifani, precisa che i senatori regionali «non avranno però nessun compenso e non avranno lo status di parlamentari». Dichiarazione che sembra dare per scontato il sì al testo della Lega. E per questo viene stigmatizzata dal Pd. «Desta stupore», lo attacca Finocchiaro, « che il Presidente del Senato difenda un testo bocciato dalla Commissione Affari costituzionali. È per caso tra i garanti del patto tra Pdl e Lega?». Il Pdl respinge le accuse, difende Schifani, e Ignazio La Russa assicura che punterà «in maniera decisa» all'elezione diretta del presidente della Repubblica.
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