Berlusconi a Fini: «Lasci la Camera»

SCONTRO ISTITUZIONALE. Il presidente del Consiglio «sfiducia» la terza carica dello Stato
Il Pdl caccia il co-fondatore: «Incompatibile». Il premier invita: «Ora ci pensino i deputati» La preoccupazione del Quirinale
30/07/2010
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Berlusconi a Fini: «Lasci la Camera»

ROMA
«I comportamenti di Fini sono incompatibili con i principi del Pdl. E viene meno la fiducia del partito nei confronti del ruolo di garanzia di presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni». Alla fine la rottura definitiva, insanabile, è arrivata. Dopo il varo della manovra economica dei sacrifici. E le parole - scritte in un documento votato da 33 membri dell'ufficio politico su 36 - aggettivano il solco della crisi. Silvio Berlusconi parla di Fini al passato («i litigi erano un prezzo troppo alto») e quasi lo deride quando nel documento ricorda come il presidente della Camera avesse «rivendicato il suo ruolo superpartes» solo durante la campagna delle Regionali. Un Fini il cui «atteggiamento distruttivo non era prevedibile» ma che tuttavia ha via via evidenziato un profilo politico di «opposizione al governo, al partito ed alla persona del premier».
Accuse pesanti che quasi fanno passare in secondo piano il deferimento ai probiviri dei «dissidenti» Granata, Briguglio e Bocchino, annunciato nelle prime righe del documento che poi dedica le sei cartelle solo ad attaccare Fini. L'ex leader di An, dunque, è fuori dal partito. L'accusa: «Le posizioni di Fini si sono manifestate sempre di più, non come un legittimo dissenso, bensì come uno stillicidio di distinguo o contrarietà nei confronti del programma di governo sottoscritto con gli elettori. e votato dalle Camere, come una critica demolitoria alle decisioni prese dal partito e infine come un attacco sistematico diretto al ruolo e alla figura del presidente del Consiglio». E ancora: «Ma prima d'ora è avvenuto che il presidente della Camera assumesse un ruolo politico così pronunciato perfino nella polemica di partito e nell'attualità contingente, rinunciando alla propria imparzialità istituzionale». «Persino il tema della legalità è stato utilizzato per alimentare polemiche interne».
E adesso? Berlusconi era apparso anche sofferente ai 36 membri dell'ufficio di presidenza: «Sto male, mi piange il cuore, ma non credo si possa più andare avanti in questa situazione». Poi nella conferenza stampa successiva, a chi gli chiedeva se a questo punto si dovesse chiedere un passo indietro di Fini dalla presidenza della Camera, ha detto: «Lasciamo che siano membri del Parlamento ad assumere iniziative a riguardo». Quanto ai ministri vicini a Fini: «Questa decisione sarà assunta nella sede del governo ma per quanto mi riguarda non ho nessuna difficoltà a continuare una collaborazione con validi ministri». Sul governo dice: «Non c'è alcun rischio in questo momento. Abbiamo la maggioranza nel Paese». Ma il Capo dello Stato, si sottolinea in ambienti parlamentari, sta seguendo con attenzione, e non senza preoccupazione, la situazione.