Csm, sì in Parlamento Eletti gli otto «laici»
MAGISTRATURA. Consiglio superiore, Vietti verso la vicepresidenza
ROMA
Il Parlamento elegge gli otto membri laici del Csm, cinque espressi dalla maggioranza e tre dall'opposizione, con l'Udc Michele Vietti che si accredita come il favorito per il ruolo di vicepresidente, la cui scelta spetta però al Plenum del Consiglio. Tra i colpi di scena, il siluramento del candidato finiano, Antonino Lo Presti, e dei professori Vincenzo Scordamaglia e Lorenzo D'Avack, indicati come vicini a Gianni Letta, nonché di due personalità vicine a Niccolò Ghedini e al ministro Alfano. Uno scontro si è verificato anche nel Pd, con Ignazio Marino che non ha votato i due esponenti indicati dal partito, contestando il metodo delle scelte. La giornata è iniziata con la riunione dei parlamentari Pd, ai quali è stato comunicato che i due nomi «in quota» Pd erano Guido Calvi, avvocato dei Ds e vicino a D'Alema, e il professore Glauco Giostra, area cattolica. Marino ha contestato la scelta annunciando scheda bianca, Bersani ha replicato con una nota: «non si possono accettare posizioni difformi» da quelle votate dai gruppi, per «un basilare principio di lealtà» verso il voto dei parlamentari. Parole che possono alludere a provvedimenti disciplinari.
Il capogruppo Franceschini, alla riunione, ha spiegato il motivo per cui il Pd ha scelto di appoggiare Vietti nella corsa alla vicepresidenza. Visto che l'orientamento dei membri togati è moderato, se si vuole evitare l'elezione al posto di Nicola Mancino di un laico del centrodestra, è meglio puntare sull'esponente centrista, che ha ottime chance di consenso tra i magistrati. Cosa che non avrebbe un esponente vicino al Pd. A mezzogiorno i capigruppo del Pdl hanno comunicato ai propri deputati e senatori i quattro nomi di loro spettanza; entrano il professor Bartolomeo Romano, consigliere giuridico del ministro della Giustizia e l'avvocato Filiberto Palumbo che ha assistito con Ghedini il premier nell'inchiesta di Trani sul caso Rai-Agcom. Dentro anche Annibale Marini, presidente emerito della Corte costituzionale e il costituzionalista Niccolò Zanon. A sorpresa per la Lega andrà al Consiglio l'avvocato e parlamentare Matteo Brigandì, al posto di Mariella Ventura Sarno, stoppata dal premier con una telefonata a Bossi. Sono subito partite le polemiche. Il ministro La Russa ha detto che Lo Presti non è stato sacrificato perché finiano ma perché «troppo politico». «È falso» ha replicato Lo Presti, che ha raccontato che Ghedini e Alfano gli avevano preannunciato l'esclusione a causa dello strappo tra Fini e Berlusconi. Il timore espresso a Lo Presti è che possa non attenersi sempre alle indicazioni del gruppo dei laici del Csm, in particolare sul meccanismo del numero legale. Questo esiste quando sono presenti almeno quattro dei consiglieri laici, ed è l'arma in mano al centrodestra (cinque laici su otto) per bloccare iniziative sgradite.
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