Epifani contro il governo: «Per il lavoro non fa nulla»

LO SCIOPERO GENERALE. La Cgil mobilita un milione di persone. Il segretario critica l'arbitrato nei licenziamenti
Cisl e Uil prendono le distanze: «Manifestazione politica a ridosso delle elezioni, una vergogna» Bus, treni e aerei, pochi disagi
13/03/2010
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Guglielmo Epifani alla manifestazione di Padova per lo sciopero generale della Cgil

PADOVA
La Cgil è scesa in piazza contro la crisi economica che colpisce operai, impiegati e pensionati. Quattro ore di sciopero in tutti i settori, otto ore nel pubblico impiego con astensioni dal lavoro articolate in 100 città italiane sotto lo slogan «Un progetto diverso per l'Italia». Due i cortei a Roma, uno a Milano.
Da Padova il segretario generale, Guglielmo Epifani, ha motivato l'iniziativa da cui Cisl e Uil hanno preso le distanze con fermezza. «C'è un Paese che ha le pezze. I lavoratori stanno male, la disoccupazione aumenta. E il governo fa troppo poco».
Sull'adesione alla protesta si è consumata la consueta guerra di cifre. Secondo gli organizzatori, la mobilitazione ha coinvolto un milione di persone, cifra definita «inverosimile» dalle altre confederazioni, con grande partecipazione di lavoratori (il 50% con punte del 70% nelle fabbriche del Nord). Viceversa per il governo è stato un flop. Ma il giudizio più duro arriva dalla Cisl. «Nella storia della Repubblica non si era mai visto uno sciopero in campagna elettorale. È una vergogna», taglia corto il leader Raffaele Bonanni.
Percentuali alla mano, 8-10% nel pubblico, 10-12% nel privato, il segretario confederale Giorgio Santini rileva che l'adesione è stata «bassissima, a livelli così imbarazzanti da sollecitare un ripensamento». Il trasporto aereo se la cava con 150 voli cancellati tra Roma-Fiumicino e Milano-Malpensa. I passeggeri sono stati imbarcati su voli alternativi con disagi «estremamente limitati» ha fatto sapere l'Alitalia. Autobus, metrò e tram hanno circolato a singhiozzo a Roma dalle 9,30 alle 13,30, e a Milano dalle 18 alle 22. Oltre alle legge Bossi-Fini sull'immigrazione, la protesta ha preso di mira le norme sull'arbitrato nelle controversie di lavoro. All'indomani dell'intesa siglata da tutte le associazioni datoriali e dai sindacati (tranne la Cgil) che esclude l'utilizzo della clausola compromissoria per il licenziamento, Epifani ha rilanciato la polemica dal palco di Padova: «Il governo abbassa i diritti attraverso anche una specie di arbitrato che costringe il lavoratore a rinunciare al giudice del lavoro».
Critico il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che accusa la Cgil: «Lo sciopero conferma la sua motivazione squisitamente politica e collaterale ai partiti di opposizione». E, vista la bassa adesione tra gli statali (10,55%), il titolare della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, rincara sull'autolesionismo: «Epifani si comporta come Tafazzi». Ma, per il 1° maggio, il fronte sindacale si ricompatta: Cgil, Cisl e Uil lo celebreranno insieme a Rosarno.