Schifani: «Va rivista l'elezione
del senatore Di Girolamo»
RICICLAGGIO E TLC. Il presidente mette fretta alla giunta per le autorizzazioni a procedere di Palazzo Madama Arrestati due boss calabresi legati alla caccia ai voti all'estero Tornato in Italia e già in carcere l'ex ad di Fastweb Scaglia
Potrebbe essere interrogato già oggi dai magistrati l'ex amministratore delegato di Fastweb, Silvio Scaglia, raggiunto da un ordine di custodia cautelare per il reato di riciclaggio, e rientrato ieri sera dalle Antille con un volo privato. Al suo arrivo all'aeroporto di Ciampino è stato arrestato ed è nel carcere di Regina Coeli dove sarà sentito sulla vicenda di corruzione in cui è coinvolto insieme a dirigenti di Fastweb e di Telecom Sparkle.
Intanto si attende la decisione della giunta per l'immunità del Senato nei confronti di Nicola Di Girolamo: per il presidente del Senato, Renato Schifani, ora è possibile rivedere la proposta di annullare l'elezione del senatore Pdl, coinvolto nella maxi inchiesta sul riciclaggio. Complessivamente sono 80 gli indagati, compresi i 56 raggiunti da provvedimenti di custodia cautelare. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo si è recato all'estero per visionare il materiale sequestrato e per avviare le procedure di estradizioni di alcuni degli arrestati. In Calabria sono state arrestate due persone legate al ruolo che la 'ndrangheta ha avuto nell'elezione a senatore di Nicola Di Girolamo. Si tratta del boss di Isola Capo Rizzuto, Franco Pugliese, ritratto insieme a Di Girolamo in alcune foto pubblicate dall'«Espresso». E di Giovanni Gabriele, arrestato dai carabinieri a Mandatoriccio (Cosenza), che avrebbe organizzato la caccia al voto tra gli emigrati calabresi in Germania per Di Girolamo.
Il presidente Schifani ha scritto al presidente della giunta per le immunità Marco Follini: i nuovi elementi forniti dalla magistratura con la presentazione della richiesta di arresto, sostiene, rendono possibile rivedere la vicenda dell'elezione di Di Girolamo su cui l'assemblea di Palazzo Madama potrebbe pronunciarsi il 3 marzo. Se Di Girolamo dovesse decadere da senatore, ha spiegato Schifani, «tornerà ad essere un normale cittadino e perderebbe lo scudo dell'immunità parlamentare».
Intanto l'amministratore delegato di Fastweb, Stefano Parisi, ha negato ogni responsabilità dell'azienda telefonica: «L'azienda è sana», ha affermato, «di qualità e di persone oneste. Non ha mai avuto fondi neri ed essere associata alla più grande truffa con lavaggio di denaro sporco, ci colpisce nell'attività e nella reputazione». Parisi ha spiegato di essere coinvolto nell'inchiesta perchè dal 2004 è amministratore delegato della società, ha firmato i bilanci ed è il rappresentante legale. A proposito di un eventuale commissariamento di Fastweb, a suo parere si tratterebbe «di un delitto e di un uso improprio della legge» e metterebbe a rischio un'azienda di 3.500 lavoratori e con 1,6 milioni di clienti». Quanto a Scaglia, fondatore di Fastweb, Parisi ha spiegato che è rimasto nel cda «ma non lo frequenta». In difesa di Scaglia è intervenuto l'imprenditore Francesco Micheli, cofondatore di Ebiscom (poi Fastweb): «Ritengo che Scaglia non immaginasse minimamente che potessero esserci entità malavitose come quelle che si leggono adesso nelle indagini riportate dai giornali». Telecom Italia ha dichiarato che intende «verificare puntualmente e senza indugio le responsabilità».
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