Parte il festival, Placido fuori concorso per scelta
MICHELE PLACIDO
Parte oggi la 67a edizione della Mostra d'arte cinematografica di Venezia. Sono 23 i film in concorso che si contenderanno il Leone d'oro. Di questi quattro sono italiani, ma tra essi non figura il più atteso, il Vallanzasca diretto da Michele Placido.
«È stata una mia scelta», ci dice in una pasa delle prove dell'Oscar della Lirica sul palco dell'Arena di Verona. «Io ho detto no a Marco Müller che mi voleva in concorso. Ho invece accettato di essere fuori concorso perché credo che il film possa avere i riconoscimenti che merita indipendentemente dalla "gara". È già successo in passato anche ad altre opere».
I suoi film a Venezia sono stati spesso accompagnati da polemiche. Sarà così pure stavolta?
Polemiche ce ne saranno sicuramente, perché è un film pieno di provocazioni, perché Vallanzasca è stato ed è tuttora un personaggio scomodo per la nostra società, perché, parafrasando il titolo del film di Ascanio Celestini in concorso, è una pecora nera, anche in carcere. Un ribelle. Anche contro se stesso. Ed è questo il fascino maledetto del personaggio che non trova pace. Però mi piacerebbe che le polemiche restassero su un piano esclusivamente estetico.
Lei è partito dal libro che Vallanzasca ha scritto con Carlo Bonini. L'ha mai incontrato?
Premetto che all'inizio ero contrario al film. A convincermi è stata l'insistenza di Kim Rossi Stuart, che sembrava averne fatto una ragione di vita. Solo allora ho incontrato Vallanzasca. Un paio di volte.
Kim invece?
Decine di volte. Andava a prenderlo all'uscita del carcere di Opera e poi stava con lui durante i permessi. Io l'ho assencondato, perché volevo che lo "assorbisse" per così dire.
Metodo Stanislavsky...
Possiamo dire così, o metodo dell'Actor's Studio. È stata un'immersione totale, che è andata a incontrarsi con le mie fantasie sul personaggio. Si è impadronito e ha sofferto questa figura estrema. E il risultato raggiunto da Kim devo dire è straordinario.
Con «Romanzo criminale» ha rilanciato un genere criminale, appunto, che era in auge nel cinema italiano degli anni Settanta. In «Vallanzasca» c'è un'eco dei film sui banditi italiani degli anni Sessanta?
Se devo essere sincero, quando frequentavo l'Accademia d'arte drammatica erano altri i film che mi attiravano, Bergman, Bertolucci, Bellocchio, Novelle Vague... Solo quando ho preparato Romanzo criminale sono andato a vedere i poliziotteschi, e devo riconoscere che, come dice Tarantino, c'era del talento, anche perché i mezzi erano pochi e gli attori non sempre erano straordinari. Questo film è un po' un omaggio a quel cinema. Anche se il mio stile è più basato sulla recitazione e quindi «stringe» sui personaggi.
Film da solista o film corale?
Di un personaggio centrale contornato da un coro.
Che tipo di atmosfera ha cercato?
La Milano nebbiosa e notturna degli anni Settanta, ma anche gli interni luminosi e coloratissimi della Milano da bere.
Sembra quasi un polar francese. Oltralpe l'apprezzano moltissimo...
Alla prima verranno apposta da Parigi a vedere il film. Anche perché il mio prossimo film sarà probabilmente girato in Francia e sarà un vero polar...
Il prossimo, che sarà il suo decimo come regista. Ormai può essere considerato un autore...
Lasciamo che siano gli altri a dirlo. Ma davvero sono così tanti?
Se dovesse dare un'etichetta al suo film, quale sarebbe?
È un film rock su un personaggio rock, se per rock s'intende ciò che sta tra l'urlo, il grido, la rabbia e la maledizione.
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1 claudiotubini 05/09/2010 11:42 636 commenti
Quando sarà finito il festival, toglierete anche la foto di tale signore?