«Primi segnali positivi.
Ecco le priorità per Verona»

ANDREA BOLLA
08/06/2010
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Messaggi di moderato ottimismo da Bolla all’assemblea privata: dopo sette trimestri negativi la produzione è tornata con il segno positivo, segnando nei primi tre mesi 2010 un 5,9%

Un anno difficile per l'economia. Forse il più difficile dal dopoguerra a oggi, con gli effetti di una crisi globale che si sono fatti sentire, e duramente, anche nelle aree più ricche del Paese. Un periodo che coincide con il primo anno di mandato del presidente di Confindustria Verona, Andrea Bolla.

Presidente cosa ha detto all'assemblea privata degli imprenditori scaligeri? Quale il consuntivo di questi dodici mesi così complessi?
«Proprio questi momenti non facili ci hanno dato la conferma che gli imprenditori sono uno straordinario patrimonio di contributi per l'intero Paese. In questo periodo ho visitato molte imprese proprio per rendermi conto della situazione complessiva. Ebbene ho trovato un attaccamento all'azienda, una voglia di reagire, di investire- di prendere la valigetta e conquistare mercati- che mi hanno convinto che la bufera non potrà non passare e che il sistema è forte».

Sì, ma anche la bufera è ancora forte. Le Borse sono sull'altalena, l'euro è ai minimi.
«Certo, i falsi ottimismi sono inutili. E io sono sempre stato realista sullo stato della nostra economia. Però...»

Nuove speranze?
«Ebbene oggi voglio darle, con soddisfazione, un dato positivo che è qualcosa di più di una speranza. Nel primo trimestre di quest'anno la produzione delle imprese veronesi si chiude con un +5,9%. È il primo segnale buono dopo sette trimestri tutti in negativo».

Un segnale significativo...
«Non siamo ai livelli pre-crisi ma mi pare una svolta importante. Anche perché il sistema dell'industria rappresenta ben oltre la maggioranza del Pil scaligero. Non solo: il Veneto cresce di un 3,3%. E questo dimostra che Verona ha retto meglio che altrove».

E ora cosa ci si deve attendere per il futuro?
«Non si può parlare di Verona senza considerare il resto del mondo. Guardi la crisi della Grecia che effetti ha avuto su Borse ed euro. Ci chiediamo quali effetti potrebbe avere una bolla immobiliare cinese sulla nostra economia. E così via. La globalizzazione impone nuove regole ma nasconde anche grandi opportunità. Non dimentichiamo che complessivamente si prevede una crescita mondiale del 5%. Certo, i Paesi che corrono sono altri rispetto al passato: bisogna sfruttare i nuovi mercati. Ma in queste nuove sfide gli imprenditori non possono essere lasciati soli».

È un messaggio alla politica?
«È un messaggio a chi ha la responsabilità di fare scelte a favore dello sviluppo. Che significa più benessere, più lavoro e opportunità per i giovani».

Insomma la politica...
«A Roma come a Verona vorrei che si recuperasse lo spirito del 9 aprile. Ricordo che quel giorno c'era Napolitiano in città. Il presidente disse che davanti avevamo tre anni senza elezioni e dunque il governo poteva mettere mano alle riforme. Accanto a lui i leghisti Zaia e Tosi assentivano. Si parlava di federalismo nell'unità nazionale: mi era parso un segno di grande lungimiranza».

Oggi però siamo ben lontani da quel giorno: liti interne ai partiti, scontri, veleni.
«È vero, ma se non si recupera quello spirito il sistema-Italia non decolla».

Eppure Tremonti dice che questa manovra dà ossigeno alle imprese.
«Capiamoci bene. Questa manovra correttiva, imposta dalla crisi greca, non dispiace agli imprenditori. Quando si parla di tagli degli sprechi, degli enti inutili non si può non condividere. Ma, come ha ricordato Emma Marcegaglia, dopo la manovra servono riforme strutturali. Manca insomma tutto il tema dello sviluppo. E poi dovremo anche vedere come la legge finanziaria uscirà dal Parlamento: insomma se si taglierà davvero. A cominciare dalle Province che un giorno spariscono per riapparire la mattina dopo».

E riguardo al Veneto?
«Considero gravissimi i tagli ai finanziamenti per le infrastrutture, a cominciare dall'alta velocità. Le infrastrutture non solo danno lavoro ma creano mobilità di merci, di persone, di intelligenze. Sono un volano importante di sviluppo».

Eppure avremo una Verona senza l'alta velocità.
«Non deve accadere. Aeroporto, riordino dei caselli dell'autostrada, quadrante Europa e in primis alta velocità sono basilari. In questo senso chiedo una grande mobilitazione di Verona a 360 gradi. Anzi, dirò di più, mi incarico fin d'ora di sollecitare tutti per centrare questi obiettivi. Sono sicuro che nessuno si tirerà indietro».

Lei ha citato l'aeroporto. Anche in questo caso un bel nodo da sciogliere.
«Stiamo parlando di una infrastruttura strategica per Verona. E siamo ad un momento importante, cioè l'approvazione del piano industriale. Il cda ha elaborato un progetto, noi come soci lo valuteremo proprio dal punto di vista industriale e di sviluppo».

Si parla di alleanze: con Venezia o con Milano?
«Io mi aspetto una logica coerente con il mutato scenario che si è fatto fortemente concorrenziale. In ogni caso credo che prima di guardare fuori bisogna metter ordine in casa. È importante che il piano armonizzi le peculiarità di Verona e di Brescia. La concessione di Montichiari ci spetta, e deve arrivare, ma ciò non vuol dire che si debba tornare a logiche di contrapposizione».

Dall'aeroporto al traforo...
«Il traforo rappresenta un caso spartiacque. Il progetto è stato approvato. Non solo: era nel programma di un sindaco eletto con oltre il 60% dei consensi. Se a Verona non si farà il traforo significa che in Italia non si può davvero fare nulla».

Altro grande nodo è quello della Fondazione Cariverona. Anche qui scambi al vetriolo e prese di posizione.
«C'è un dibattito politico che in molti stentano a capire: c'è uno statuto che regola la rappresentanza del territorio nell'ente. Dico che Verona ha bisogno della sua Fondazione sia per lo sviluppo che sul fronte della solidarietà, soprattutto verso il mondo del lavoro. Auspico che vi sia sempre maggiore vicinanza; di più: vorrei una Fondazione propositiva sui temi che riguardano lo sviluppo di Verona».

Veniamo alla politica locale: quali i rapporti?
«Direi che i rapporti in questi mesi sono stati positivi. Non si può essere sempre d'accordo. L'importante è parlarsi e soprattutto essere corretti. Ciò vale con la politica, come con le altre categorie. Adesso ci aspetta un salto di qualità: cioè passare dal lavoro, dal dibattito ai risultati. Lo impone anche il momento difficile».
Ecco, torniamo a Confindustria e al momento difficile. Il dato di ripresa della produzione non può nascondere le molte crisi aziendali. Quali le strategie a supporto dell'impresa?
«Confindustria Verona ha lavorato su due piani. Intanto c'è l'emergenza. In questo caso abbiamo cercato di operare come cerniera tra imprenditori e parti sociali, a cui va riconosciuto un grandissimo senso di responsabilità. Non solo: abbiamo avviato un confronto positivo con le banche sempre al fine di supportare le aziende. E devo dire che in quest'anno ho visto via via mutare l'approccio del sistema creditizio all'impresa: dal blocco dopo il credit-crunch, che ha fatto male, all'attuale riapertura di fiducia. Anche grazie ai nostri interventi...»

E il secondo fronte?
«È quello che definirei l'approccio al futuro. E qui agiamo su tre direttrici: internazionalizzazione, innovazione e infine patrimonio e dimensione dell'impresa. L'internazionalizzazione oggi è legata alla grande occasione dell'Expo 2015».

Che vede tra l'altro Verona come cabina di regia delle Confindustrie Venete.
«Non solo: perché Veneto è diventato Triveneto con Trentino e Friuli. L'Expo deve diventare un veicolo di comunicazione per i nostri imprenditori nel mondo. Non ci si può presentare come un'armata Brancaleone. Io lavoro perché il Nordest arrivi nelle migliori condizioni alla vetrina mondiale».

E poi?
«Poi c'è il secondo punto: l'innovazione. A cui è legato il nodo dell'ingresso dei giovani nel lavoro. In questo senso operiamo molto bene con la nostra università».

Infine parlava delle dimensioni delle imprese. Troppo piccole?
«"Piccolo è brutto" non è una regola. Anzi, questa crisi ha dimostrato che la tipica pmi familiare ha una forza enorme. Però spesso l'azienda, raggiunta una dimensione si ferma. E ciò è sbagliato. Per incentivare la crescita noi abbiamo siglato accordi con Borsa italiana e con Veneto sviluppo. Le decisioni spettano agli imprenditori. È importante che Confindustria offra opportunità».

E per il futuro?
«Continueremo su questo passo. Stando vicino alle imprese. Non è un caso che la nostra assemblea privata si sia tenuta alla Glaxo, azienda importante per Verona e che ci ha sempre visto al suo fianco nella trattativa sul centro ricerche. Ora dovrebbe arrivare Aptuit: incrociamo le dita. Sarebbe una soluzione del mercato per il mercato. La paura era che sull'altare della ricerca si sprecassero risorse pubbliche. Un'esperienza che Verona purtroppo ha già fatto».

Ma se dovesse lanciare uno slogan per il prossimo anno quale sarebbe?
«Guardi non è tempo di slogan- ne sentiamo fin troppi- ma di fatti concreti. Quelli che danno risultati all'impresa e che aiutano la crescita del territorio. Quelli che danno serenità ai lavoratori ed alle famiglie. Il mio impegno, anche per il prossimo anno, è questo».

Maurizio Cattaneo


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