«Il mio sogno un concerto da solo nell'Arena»
FRANCESCO RENGA
In Italia su una cosa sono tutti d'accordo, che siano rockettari, ascoltatori del pop e seguaci della scena indipendente: Francesco Renga possiede una delle voci più belle della musica leggera.
Domenica sera in Arena si spingerà ancora più in là, ospite della kermesse presentata da Antonella Clerici. L'indimenticato ex cantante dei Timoria si confronterà con un brano, Un amore così grande, composto per il grande tenore Mario del Monaco a metà anni Settanta e poi cantato anche da Claudio Villa, Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli.
«L'opera, il bel canto, e il pop possono coesistere», ci spiega il cantante friulano di origine ma bresciano di adozione. «Anche il mio più recente progetto, il disco Orchestraevoce, per il quale ho inciso Un amore così grande, e il relativo tour da tutto-esaurito, stanno a indicare che la commistione dei generi è possibile. Per esempio, la mia versione nuova della canzone Uomo senza età è un duetto con Daniela Dessì. Ed è per questo motivo che lo spettacolo del 6 giugno in Arena è molto interessante: può contribuire a far avvicinare pubblici differenti verso situazioni artistiche diverse. Il pubblico che non ha mai visto l'opera, affascinato dagli altri ospiti della serata - Lucio Dalla, Gianni Morandi, Riccardo Cocciante - potrà capire cosa sta dietro a questa lirica che sembra così lontana ma che è in realtà l'espressione popolare di qualche decennio fa. L'opera era una specie di televisione ante litteram o i concerti delle rockstar che vediamo adesso. Maria Callas era una diva come lo sono gli U2 adesso».
Non serve poi molto per cadere vittime del fascino dell'opera...
«Ho portato più volte mia figlia Jolanda (nata dall'unione con Ambra Angiolini, ndr) a teatro. L'ultima Tosca che ha visto l'ha stregata. Non è difficile: grandi voci, scenografie, storie, costumi... Tutto contribuisce a rendere indimenticabile l'opera. E poi è davvero un vanto del nostro Paese. In tutto il mondo, l'opera parla italiano».
Ed è capibile perché abbiano successo internazionale cantanti come Bocelli.
«Il mondo vuole dall'Italia il bel canto. Vuole voci così».
Che voce è quella di Renga?
«Sono un tenore "corto" o un baritono "lungo"... Le mie corde sono quelle di un baritono, anche se io mi ostino a dire che arrivo al tenore. Dovrei cimentarmi in un Otello per dirvi il mio vero registro».
Paradossale che per scoprire voci liriche, anche l'Italia abbia bisogno di un mezzosoprano gallese come la Jenkins...
«Sì, a volte noi cantanti italiani ci costringiamo in stilemi che non ci appartengono - come il rock; l'ho fatto e posso parlarne - e rinneghiamo, invece, le nostre vere radici musicali e culturali. Ed è per questo che ho voluto, con Orchestraevoce, riscoprire i grandi classici del pop italiano con una orchestra sinfonica. Via le chitarre, il basso e la batteria per arrivare al nocciolo della canzone italiana».
Facile da ottenere con capolavori come «L'immensità», «Io che non vivo senza te», «Pugni chiusi» e «La voce del silenzio»...
«Sì, me lo chiedo spesso: quando riusciremo a eguagliare gli artisti pop anni '60? Come mai mancano autori, oggi?».
Con brani così e la voce che ha, è un vero peccato che in Arena canti solo una canzone.
«E infatti il mio sogno sarebbe chiudere il tour estivo di Orchestraevoce proprio all'Arena, con un'orchestra e un repertorio adatto all'anfiteatro. Sapete se c'è rimasta qualche data libera a settembre?».
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