Basso: «E adesso voglio conquistare anche il Tour»

IVAN BASSO
31/05/2010
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Bagno di folla in Arena per Ivan Basso

Ivan Basso sorride, tra la maglia rossa Evans («complimenti all'organizzazione per lo stupendo scenario dell'Arena»), la maglia verde Lloyd («Giro fantastico dall'inizio alla fine»), la maglia bianca Porte («è eccitante per il futuro del ciclismo che i giovani possano emergere»), il vincitore di giornata Larsson («le gambe erano buone e in discesa sono andato forte»). Ha vinto il suo secondo Giro d'Italia.

Basso, questa vittoria è un punto di partenza o arrivo?
«Sicuramente di partenza. Farò presto 33 anni, ci saranno altre corse a tappe in cui potrò essere protagonista, ma ci sono giovani molto forti come Nibali, Contador, Andy Schleck, Gesink, Porte che cresceranno. Intanto, andrò avanti col mio atteggiamento e solo quando la strada lo dirà cambierò i miei obiettivi».

Quale sarà il prossimo?
«Il Tour. Sono molto ambizioso e al Tour voglio fare il meglio pur sapendo che Contador ha un ruolino di marcia incredibile nelle corse a tappe».

Al Tour, quando fu escluso, cominciò il suo periodo buio: tornarvi sarà chiudere un cerchio?
«Voglio ridare al Tour quello che il Tour ha dato a me. Il Tour è nel mio cuore, mi ha dato emozioni fortissime dal 2001 al 2005. Ho tanta voglia di correrlo».

Pensa di poter essere competitivo in salita con Contador?
«Non l'ho mai affrontato direttamente al massimo della condizione. Quanto lui ha dimostrato in quattro anni è incredibile, ma dentro di me ci credo, pur con grandissimo rispetto e umiltà. La squadra sarà unita e faremo del nostro meglio pur sapendo che Contador non ha perso una corsa a tappe da quattro anni a questa parte. Comunque, ci proviamo. E non dimentichiamo Evans, che non scherzerà e punterà alla vittoria».

Cosa ha provato entrando all'Arena?
«Le emozioni degli ultimi due giorni di montagna sono diventate realtà. Sono felicissimo. È un giorno fantastico. Lo è stato entrare nell'Arena, con un pubblico così e con i miei figli che mi aspettavano appena sceso dalla bici. E sono felice di annunciare oggi che attendo un terzo figlio. Mia moglie Michela me l'ha comunicato alla vigilia della tappa dello Zoncolan. E il giorno dopo mi sono... scatenato».

Si è preso in braccio i figli Domitilla e Santiago e li ha avvolti nella maglia rosa.
«Loro erano molto piccoli quando ho vissuto il periodo buio. È sempre difficile capire quello che portano dentro i bambini. Ma Domitilla ha gli occhi che parlano ed era molto, molto felice. Si ricorda di quando l'ho portata sul podio del Tour e mi è rimasto in mente che nel 2008, in pieno periodo buio, mentre vedevamo Sastre sul podio del Tour, guardando Domitilla ho capito che aveva voglia di rivivere quell'emozione. Quella cosa me la sono portata dentro ed è stato molto, molto bello trovare i miei figli sul podio in Arena».

Ha sofferto, ha temuto di non farcela?
«Sinceramente sì. Arroyo è un buon corridore ed ha una grande squadra. L'Aquila ha creato problemi, ma la squadra ha reagito con orgoglio e, dal quel giorno, abbiamo fatto tutto nel modo giusto. Credo che il Giro sia piaciuto molto. Di sicuro, tutti i partecipanti hanno messo un agonismo incredibile. Già il primo giorno, in Olanda, dopo un chilometro c'è stata la prima fuga. E poi c'è stato Montalcino che ha creato la prima frattura in classifica, poi il "disastro" di L'Aquila che ha creato suspense e grande interesse per capire se l'inseguimento sarebbe riuscito».

A chi dedica la vittoria?
«Ci sono tante persone che mi sono sempre state vicine e ringrazierò viso a viso».R.P.




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