Piano casa, i costruttori edili
chiedono sostegno alle banche

EDILIZIA. Tavola rotonda in Fiera sulle opportunità del provvedimento per superare la crisi. Il sindaco: «Occasione per i privati, ma più per i paesi che per la città». Marani, Ance: «Sono un freno, usano dei procedimenti sconosciuti. Ma che ruolo vogliono avere per sostenere la ripresa del nostro settore?»
02/10/2009
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Un cantiere edilizio. Il Piano casa avrà una ricaduta di miliardi di euro

Verona. Le due facce del Piano casa secondo i costruttori edili. Le buone e le cattive. Le buone. Bene che il Governo abbia sostenuto il settore dell'edilizia, con un Piano casa nazionale. Bene che la Regione Veneto abbia varato il Piano casa 2, cioè una legge che consente di ampliare, oppure abbattere e ricostruire case e capannoni, premiando chi impiega tecnologie ecocompatibili e per il risparmio energetico. In attesa di giudizio invece il Comune di Verona e gli altri Comuni, che stanno varando il regolamento per applicare il Piano nei singoli territori.

La nota dolente? «Le banche. Il sistema bancario sta fermando la costruzione in modo inaccettabile, con regole e procedimenti sconosciuti. E allora, in un momento di crisi economica come l'attuale, con sette-ottomila posti lavoro a rischio nel Veronese in un settore strategico come il nostro, che ruolo hanno o pensano di avere le banche, per sostenerci?».
Non usa mezze misure Andrea Marani, presidente provinciale e vicepresidente dell'Ance (Associazione nazionale costruttori edili), al convegno «Piano casa 2. Un'opportunità per superare la crisi», organizzato all'auditorium di Veronafiere da Ance e Ance Veneto all'interno di Marmomacc. L'appello parte dopo che è stato presentato nella Giunta comunale il regolamento che declinerà il Piano nella nostra città, ora all'esame delle otto circoscrizioni e degli ordini e collegi di architetti, ingegneri, geometri, periti, oltre che delle categorie imprenditoriali.
STRATEGIA. Il presidente dei costruttori veronesi fonda la sua richiesta sul fatto che il settore dell'edilizia ha prodotto il 10 per cento del Prodotto interno loro nazionale, con il 28 per cento della manodopera industriale. Il volume d'affari ipotizzabile con il Piano casa, secondo Marani, si aggira sui cinque miliardi.
Rappresentando un indotto di circa 250mila addetti — compresi i settori del mobile, dei traslochi, del marmo e delle ceramiche — l'edilizia, puntualizza, ha bisogno di sostegno. «Se questo Piano non dovesse funzionare», è l'allarme di Marani, «ho la sensazione che prima o poi entrerà la criminalità, nelle nostre aziende».
Anche di un'unione di forze fra mondo economiche e istituzioni, per far partire una ripresa, come sottolinea il prefetto Perla Stancari introducendo la tavola rotonda, cui hanno partecipato il sindaco Flavio Tosi e l'assessore all'urbanistica Vito Giacino, il presidente di Ance Veneto Stefano Pellicciari, Massimo Ghiloni, direttore dell'area legislazione mercato privato Ance e Giuliano Campana, vicepresidente Ance. Assenti il presidente della Regione, Giancarlo Galan, l'assessore regionale all'urbanistica Renzo Marangon e Tiziano Zigiotto, consigliere regionale del Pdl e presidente della commissione urbanistica.
Marani mette il dito nella piaga del suo settore, anche se il moderatore dell'incontro Sebastiano Barisoni, caporedattore del «Sole-24 Ore» rileva come quello dell'edilizia sta meno peggio di altri settori, visto che negli ultimi sette anni è sempre cresciuto. «Ora chiediamo soprattutto al Comune e ai Comuni velocità nell'applicazione, di non alterare il provvedimento regionale e di porre meno vincoli possibili per attuare la legge. Noi non vogliamo cementifcare dappertutto, non vogliamo l'abusivismo, ma qualità della vita, che si ottiene anche costruendo con tecniche di risparmio energetico».
ARMONIZZARE. La legge regionale, già applicabile, dice che chi vuole può ampliare la prima casa (presentando domanda entro 24 mesi dall'entrata in vigore del Piano) può già farlo del 20 per cento di cubatura in più, senza dover presentare il permesso di costruire, ma solo con la dichiarazione d'inizio attività, quindi partendo con il cantiere nell'arco di 60-90 giorni. Si potrà poi ampliare la seconda casa o il capannone industriale. Oppure demolire e ricostruire fino al 40 per cento, con tecniche di risparmio energetico. Si potrà arrivare anche al 50 per cento in più, anche spostando il sedime di costruzione, ma all'interno di un piano attuativo.
Viene però al pettine un nodo metodologico. Ogni Comune, infatti, potrà dotarsi di un particolare regolamento attuativo del Piano, come del resto le singole Regioni, e quindi è inevitabile che verranno a crearsi regole differenti, anche per quanto riguarda certi vincoli, per abitazioni o capannoni che magari distano pochi chilometri gli uni dagli altri, ma sono in Comuni diversi. Per questo l'Ance, come emerge dal dibattito, auspica che si arrivi anche a una sorta di regolamentazione generale sui Piani casa, per creare una base comune, fatti salvi naturalmente la legge esistenti sui vincoli edificatori. Il Comune scaligero, però, ci crede e sta marciando. «Entro una ventina di giorni contiamo di approvare in Consiglio comunale il Piano casa», spiega il sindaco, Flavio Tosi, «che ritengo uno strumento buono, probabilmente più consono a paesi e piccoli centri più che alle grandi città, visto che per ampliare un condominio è necessario avere il consenso di tutti gli inquilini, rispetto a una casa singola o a schiera. Noi comunque facciamo tutto il possibile per applicarlo e per garantire tempi certi, sperando che sia un buon volano per rimettere in moto l'economia. Vedremo come i privati risponderanno». Chissà che cosa succederà quando il proprietario di una casa vorrà demolirla e poi ricostruirla con il 40 per cento di cubatura in più, o il 50, ma il dirimpettaio non godrà più di un bel panorama del Baldo o del Carega, visto che la casa di fronte a lui si è alzata di due piani. «Si rischia di andare per tribunali». A porre la questione è Arnaldo Toffali, presidente uscente, riconfermato, dell'Ordine degli architetti della provincia di Verona, che mette l'accento su uno dei punti che ritiene critico del Piano casa varato dalla Regione, sul concetto di ristrutturazione. Non chiarito, a suo dire, nemmeno nella circolare esplicativa della legge, appena diffusa.
«C'è già una legislazione nazionale sulle ristrutturazioni edilizie, che dà precise direttive e vincoli», spiega Toffali, presente alla tavola rotonda organizzata dall'Ance (costruttori edili) in Fiera, «ma questo Piano casa potrebbe aprire le porte a possibili contenziosi legali, visto che la demolizione e la ricostruzione non si può considerare a tutti gli effetti una ristrutturazione, tanto più se avverrà su un sedime diverso dall'originale. E ciò introduce un elemento di rischio per il professionista che deve firmare la Dichiarazione d'inizio attività».
Toffali, accingendosi a studiare il regolamento formulato dal Comune, sottolinea come, «pur essendo potenzialmente applicabile in tutte le aree della città, senza porre disparità di trattamento fra quartieri, pone vincoli in zone fragili come le colline e questo è importante. Bisognerà, poi, puntare sulla qualità degli interventi».E.G. Dove il Comune vorrà applicare il Piano casa? Risposta dell'assessore all'urbanistica Vito Giacino, anche a nome del suo collega all'edilizia privata Alessandro Montagna: «Dappertutto, da Borgo Trento a San Massimo, da Santa Lucia a Chievo fino a San Michele, con i vincoli già esistenti e con alcuni che noi abbiamo introdotto. Queste sono le linee contenute nel regolamento presentato in Giunta e ora all'esame delle circoscrizioni, oltre che dei collegi e degli ordini professionali e imprenditoriali. L'obiettivo, comunque, è puntare alla qualità». Entro il 30 ottobre il Piano dovrà essere approvato in Consiglio.
Da un paio di camere in più a una soffitta che diventa un appartamentino, da una veranda che diventa spazio chiuso a un garage in più, fino al capannone industriale che si allarga per consentire, magari, di aumentare la produttività o un magazzino. Il Piano casa, in pratica, potrebbe essere questo, se i singoli proprietari, per la prima o la seconda abitazione, ma anche per i fabbricati, vorranno investire per ingrandirli e migliorarli. Oppure per abbatterli e ricostruirli ex novo, più estesi.
I VINCOLI. Ma quali sono i vincoli, cioè dove non si potrà ampliare del 20 per cento o del 40 o 50 per cento, anche demolendo e ricostruendo? Le zone vincolate dalla prima parte del Piano casa, già in vigore e applicabile, sono quelle indicate nella legge regionale. Anzitutto — restando al territorio comunale di Verona — il centro storico e i cosiddetti centri storici minori, cioè le frazioni e le località attorno alla città con case antiche e in ambienti di pregio.
La lista dei vincoli, però, continua, con la seconda parte del Piano, a cui sta lavorando il Comune per dire su che cosa e come si potrà operare sugli immobili. Non si potrà quindi costruire nelle zone a parco, come il parco dell'Adige nord e sud, nella Spianà e nella zona, soprattutto, per eccellenza vincolata, cioè le colline attorno alla città e le Torricelle.
La giunta scaligera ha poi posto divieti per gli edifici Liberty dei quartieri di Borgo Trento, Valdonega, Pindemonte e salita Monte Grappa, già vincolati in base a una legge di 20 anni fa: questi devono restare come sono. La Giunta ha però censito e vincolato anche case Liberty di tutti gli altri quartieri. Se per questi un proprietario presenterà domanda di ampliamento, sarà poi la commissione edilizia comunale, volta per volta, a decidere se concedere o meno la possibilità di ampliare. In totale le case Liberty sul territorio comunale sono 240. Non si possono toccare nemmeno le ville venete.
Vincoli anche sugli ex fabbricati industriali di Verona sud che verranno riconvertiti, quelli lungo l'asse di viale del Lavoro e verso i quartieri limitrofi. Questi edifici beneficeranno già della possibilità di essere cambiati, all'interno del Piano degli interventi, il cui bando per presentare domanda scade lunedì.
L'INCONTRO. Intanto oggi, alle 17, in via Teatro Filarmonico 5, l'Ance Verona ospita l'assessore regionale ai lavori pubblici, Massimo Giorgetti, per fare il punto sulle opere in Veneto, in occasione della prima riunione ufficiale della neoinsediata Commissione opere pubbliche di Ance Verona. Oltre a Giorgetti interverranno Andrea Marani, presidente di Ance Verona, Pietro Aloisi, vicepresidente di Ance e presidente della Commissione opere pubbliche di Ance.E.G.

Enrico Giardini




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