Tommasoli, la difesa: «Evento imprevedibile»
IL DELITTO TOMMASOLI. In corte d'Assise è toccato ai difensori di Perini e Dalle Donne sviscerare le problematiche relative al nesso di causalità tra i colpi e la morteL'avvocato Bussinello ha ricordato che il professor Torre ha parlato solo di un «colpo lieve» al volto
Verona. «Dopo che avrete risolto il problema del nesso causale dovrete decidere se il colpo dato al volto potesse essere idoneo a provocare la morte di Nicola Tommasoli. Quel colpo che il professor Torre definisce lieve, dato in un contesto giovanile. Quanti sono gli uomini che hanno dato un pugno o uno schiaffo ad un altro soggetto? Ogni volta avrebbero dovuto prevedere che avrebbero potuto uccidere?». È uno dei passaggi finali dell'arringa dell'avvocato Roberto Bussinello, difensore insieme al collega Giuseppe Trimeloni di Federico Perini e Raffaele Dalle Donne, quello che riassume il concetto di «prevedibilità» illustrato secondo le recenti pronunce della Suprema Corte circa la responsabilità oggettiva. «Quello che la perizia del professor Torre stabilisce è che non si riesce assolutamente a fissare il momento in cui si rompe l'arteria, il perito esclude malformazioni, vero, ma dice che se un colpo così lieve come quello al volto ha provocato la rottura allora ci deve essere un difetto. Lo indica e lo individua, come si legge nell'elaborato, nell'alterazione della struttura della tonaca media».
È iniziata alle 9 la giornata dedicata alle conclusioni delle difese dei cinque giovani accusati della morte di Nicola Tommasoli, aggredito la notte del primo maggio in corticella Leoni, dopo l'avvocato Delaini a prendere la parola, davanti alla corte d'Assise, è stato il collega Bussinello: lui si è occupato di sviscerare le problematiche relative al nesso causale, alle risultanze medico legali e al concetto di prevedibilità dell'evento.
Ha replicato alla ricostruzione del pubblico ministero e a quella degli avvocati di parte civile punto su punto anticipando che lo avrebbe fatto utilizzando i verbali di udienza e la perizia stilata dai due esperti individuati dalla Corte d'Assise, il professor Carlo Torre e il dottor Guido Stura. Un'arringa che ha preso l'avvio dalle considerazioni medico legali che rappresentano, nel processo per la morte di Nicola Tommasoli, uno dei punti cruciali, di sicuro il più dibattuto e il più controverso. A testimoniarlo, nel corso di un dibattimento iniziato in febbraio e che mercoledì si concluderà (stando al calendario fissato dal presidente Bertezzolo) con la pronuncia della sentenza, non sono stati solamente il numero dei consulenti legali incaricati da una e dall'altra parte di esprimersi sulla causa della morte del giovane designer industriale di Negrar, ma anche le critiche e a volte i toni che in alcune fasi del confronto tra esperti si sono alterati al punto da spingere le parti civili a chiedere alla Corte di valutare la correttezza deontologica dei consulenti delle difese.
Anche su questo ha replicato l'avvocato Bussinello, senza polemiche ma rifacendosi a ciò che avvenne in aula il 6 marzo (giorno del confronto) e in seguito in occasione del rinvenimento del pezzo anatomico asportato nel corso dell'autopsia e rimasto per mesi custodito all'Istituto di medicina legale. «Si tratta del giorno in cui venne conferito ai periti l'incarico di effettuare la perizia, volevamo la certezza, la pretendavamo per la toga che indossiamo, per i giovani che sono a processo e poi conoscevamo l'esame angiografico», l'unica risposta circa le polemiche tra esperti, «è stata la consulente del pm a dire in udienza che mancava il tratto prossimo alla Pica, da qui la richiesta di una perizia d'ufficio ma poi accade che la consulente non trasmette il materiale al perito della Corte. Il pezzo è stato trovato ma non comprendeva tutta l'arteria che era angiograficamente rilevata. Mi si spieghi quale è stato il comportamento non corretto e questa corte darà atto che queste difese non hanno mai sollevato questioni di nullità che avrebbero allungato e dilatato questo processo. Quel pezzo manca ed è mancato fin dall'inizio, lo dice lo stesso professor Torre e ribadisce che su quel pezzo manca l'ectasia rilevata dall'esame angiografico».
Ha ricordato due episodi analoghi, due omicidi preterintenzionali, accaduti a Verona, quello del maresciallo Catalani e del sindacalista che in seguito ad una lite si accasciò, colpito da infarto, e morì. Lo ha fatto a sostegno della «prevedibilità dell'evento. Lo afferma la Cassazione in una sentenza del 2006 e ai fini del superamento del dolo misto a colpa. Ci sono problemi di costituzionalità della norma (che ricadrebbe nell'ambito della responsabilità oggettiva) se questo elemento non viene considerato».
E ha chiesto per i suoi assistiti l'assoluzione «difettando il nesso causale e comunque la prevedibilità dell'evento. In estremo subordine la derubricazione del reato in quello meno grave, ovvero la morte come conseguenza di un altro delitto». Lunedì parleranno le difese di Nicolò Veneri e Guglielmo Corsi.
Fabiana Marcolini
Fabiana Marcolini



1crismas - 12/09/2009 17:11
Il buon Bussinello sta facendo semplicemente il suo (s***) mestiere. Spero che questa farsa finisca presto e con una condanna esemplare, tenuto conto del fatto che nessuno di quei vigliacchi ha mostrato pentimento, nessuno di loro ha chiesto perdono, anzi in carcere foto di Hitler e altre cazzate. Mi viene il volta stomaco a pensare che frequentavano la curva come me. Sia fatta giustizia: la devono pagare cara! Loro e poi quegli altri! Aspetto la sentenza: voglio esultare.