«Cementificio, non un inceneritore»
FUMANE. La Cementirossi interviene nella polemica sollevata dalla lettera del Consorzio di tutela vini, che ha bocciato il progetto di ampliamento dello stabilimentoIl direttore: «Chi continua a parlare di termovalorizzatore crea soltanto infondati allarmismi, qui si produce cemento e non si bruciano rifiuti»
Fumane. «Il cementificio non è e non sarà mai un inceneritore». Ribattono così i dirigenti della Cementirossi alle perplessità espresse dal Consorzio tutela vini della Valpolicella in merito al possibile inquinamento dei vigneti, che producono uve di qualità, a causa delle emissioni in atmosfera del futuro nuovo stabilimento.
«Siamo sempre stati aperti al confronto e al dialogo. Oggi ribadiamo questa apertura a ricercare, insieme agli attori che fanno parte della comunità in cui operiamo, associazioni ambientaliste e produttori di vino, possibili risposte per conciliare le imprescindibili esigenze di salvaguardia ambientale con i bisogni, altrettanto imprescindibili, di sviluppo economico a beneficio della collettività», dichiara l'ingegner Giuseppe Fais, direttore tecnico del cementificio di Fumane.
«Ma il dialogo può essere efficace solo se le parti trovano convergenza su alcuni semplici dati oggettivi: il cementificio non è e non sarà mai un inceneritore, a prescindere dal fatto che il progetto di ammodernamento dello stabilimento venga autorizzato o meno. Tutti coloro che continuano a parlare scorrettamente di termovalorizzatori non fanno altro che creare inutili e infondati allarmismi a danno del territorio, della sua immagine, delle attività produttive e quindi di tutta la comunità», aggiunge Fais, che sottolinea la totale trasparenza che ha improntato l'operato dell'azienda.
«Un inceneritore distrugge i rifiuti, mentre un cementificio produce cemento di alta qualità, utilizzando tutte le materie prime disponibili per ottenere il prodotto migliore», continua Fais. «Il progetto di ammodernamento consentirebbe al cementificio di utilizzare, in sostituzione o integrazione della marna (e non quali fonti di energia), ulteriori quantitativi di materiali di recupero, non pericolosi, provenienti da altre attività umane (residui dalla lavorazione della pietra e del marmo, con evidenti benefici per l'economia locale) in aggiunta a quelli già attualmente in uso (ceneri pesanti, scaglie di laminazione, gesso da desolforazione) chiamati comunemente rifiuti, ma che nulla hanno a che vedere con quelli che hanno reso tristemente famosa Napoli lo scorso anno. E' altrettanto vero che tale progetto porterebbe notevoli e misurabili benefici dal punto di vista dell'impatto ambientale come, ad esempio, la riduzione delle emissioni di ossido di azoto del 27 per cento, quelle di ossido di zolfo del 45 per cento e quelle di polveri del 33 per cento. Sarebbe, insomma, un ulteriore passo avanti rispetto alle già contenute emissioni derivate dal funzionamento odierno del cementificio in cui, già oggi, circa il 10 per cento delle materie prime naturali è sostituita da rifiuti recuperabili non pericolosi», conclude il direttore dello stabilimento.
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1 CRISTIAN80 18/05/2010 13:32 1 commenti
VERGOGNATEVI,LASCIATECI VIVERE IN PACE! OLTRE AL DANNO AMBIENTALE PURE LA BEFFA... HO PENSATO CHE MI BASTERà VENDER CASA E CAMBIARE ZONA. MA LA MIA CASA NON VARRà PIù NIENTE (VALE GIà MENO, C'è MENO RICHIESTA, LA GENTE HA PAURA DELL'INCENERITORE) E SI CHE ME LA SONO SUDATA LAVORANDO ONESTAMENTE. I VIGNETI DELLE AZIENDE IDEM E IL VINO...MELGIO BUTTARLO NEL PROGNO DI FUMANE.MORALE DOVRò VIVERE IN UNA ZONA CONSIDERATA TOSSICA TUTTA LA VITA. GRAZIE CEMENTIFICIO ROSSI!!! UN FUMANESE.