«Non sono io quella di Venezia»

IL CASO BURKINI. Sulla vicenda interviene Tosi: «Se è la stessa persona è una professionista della provocazione». L'imam Guerfi: «Sono convinto che non sia lei». Per la gestione dei servizi museali è la stessa donna che un anno fa si presentò col niqab a Ca' Rezzonico
22/08/2009
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Najat Retzki Idrissi: «Non sono io quella di Venezia»

Verona. «No, non sono io». Najat Retzki Idrissi, la donna del burkini alle piscine Santini risponde così a Gianni Curti, il presidente della cooperativa «Verona 83» che gestisce i servizi museali in laguna, che sostiene trattarsi della stessa persona che fece scoppiare un caso nazionale un anno fa al museo Cà Rezzonico di Venezia, quando una donna venne fermata da un addetto alle sale perché indossava il niqab, il velo islamico che lascia scoperti solo gli occhi.
«Questa persona», dice Najat, «deve dimostrarlo altrimenti potrebbe anche essere querelata per diffamazione. E poi», continua, «se dice che indossavo il niqab come ha fatto a riconoscermi, dagli occhi? Ho lavorato tutta la vita per l'integrazione, ho fatto la mediatrice culturale in tutti gli ambiti sociali, non sono una provocatrice, rispetto solo la mia religione, l'Islam e mi spiace che tutto questo stia accadendo proprio nei giorni del Ramadan».
Curti, che in un primo momento sembrava non lasciare adito a dubbi, ha fatto poi una parziale retromarcia.
«No che non l'abbiamo identificata, ci mancherebbe, non siamo mica la polizia». «Questa storia», continua, «me l'ha ricordata Alberto Mazzonetto, il capogruppo della Lega Nord al consiglio comunale di Venezia il quale mi ha fatto notare che anche in quel caso si trattava di una mediatrice culturale. Ed era pure di Verona». «La donna si presentò al museo», prosegue, « indossando il velo che lascia scoperti solo gli occhi e in compagnia di una giornalista di Bologna, il ragazzo addetto al controllo delle sale la fermò per dirle che il regolamento prevedeva che doveva essere riconoscibile ed è successo il pandemonio». «Le cose false mi danno fastidio», ripete Najat, «se dicono che sono io la donna di Venezia allora che prendano le immagini delle telecamere e me le mostrino». E poi torna alla polemica delle piscine Santini: «Volevo solo portare i miei figli in piscina, e poi ho nuotato col mio costume nel rispetto della mia religione, niente di più» e ribadisce. «non sono una provocatrice».
Su Najat rincara però la dose il sindaco Flavio Tosi che all'Ansa dice: «Se è sempre lei, vuol dire che è una provocatrice di professione». «Avevo già parlato di provocazione a proposito dell'episodio della piscina», sottolinea il sindaco, «e se, fatte salve tutte le verifiche, fosse davvero così saremmo di fronte ad una professionista della provocazione».
Getta acqua sul fuoco il portavoce della Comunità islamica di Verona Mohamed Guerfi che è convinto che Najat non sia la stessa donna di Venezia. E tornando al burkini aggiunge: «Deve essere accettato perché è una tuta da sub che non ha niente in contrasto con l'etica dei concittadini italiani. Nel rispetto reciproco si può fare il bagno con il burkini». «Però», conclude, «se ci sono delle regole bisogna rispettarle».

Marzio Perbellini




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