Il caso burkini tiene sempre banco
«Fa sorridere chi dice che spaventa»

LA PAROLA AGLI ASSESSORI. Vittorio Di Dio: «La nostra cultura occidentale è progressista e insegna il rispetto»

Sboarina: «Problema che non c'è: il ruolo del Comune è garantire che chi si tuffa abbia il costume a norma»
20/08/2009
Zoom Foto
Una donna musulmana posa davanti ad una piscina con il suo burkini

Verona. «Vado alle piscine Santini e mi tuffo con i jeans». Scherza l'assessore allo Sport Federico Sboarina. Poi, seriamente, commentando il caso della donna islamica alla quale in piscina è stato chiesto se il suo «burkini» (il costume integrale islamico) era a norma, sostiene: «Questo è un non problema, si è sollevato un caso che non c'è». E spiega: «La posizione del Comune è quella di garantire agli utenti che tutte le persone che si tuffano nell'acqua delle piscina usino un costume conforme alle norme». «E' chiaro che se uno si tuffa con le bermuda o con i jeans, appunto, viene richiamato», aggiunge, «per scendere nell'acqua si usa il costume da bagno, se quello islamico è fatto così, magari è comprensibile che desti un po' di curiosità ma l'importante è che sia a norma. Per il resto non vedo problema. Sono invece assolutamente contrario all'idea che vengano stabiliti orari differenti e speciali solo per le mussulmane: questo non esiste proprio. Chi viene da un Paese straniero sta con gli altri o non frequenta le piscine».
Dello stesso avviso si dice anche l'assessore all'Edilizia pubblica e Pari opportunità Vittorio Di Dio: «Ho visto un modello di costume per donna islamico e si tratta di una sorta di costume intero, lungo, con calotta sulla testa, come quelle dei sub: è particolare, certo, ma il tessuto è quello di un qualsiasi costume e del resto oggi anche i nuotatori hanno costumi interi con bermuda. Chi ha detto che questo costume fa paura fa un po' sorridere, non credo che ci si possa spaventare per così poco. La nostra cultura occidentale è quella della tolleranza e del rispetto, una cultura progressista che ci impone di non fare crociate: il modo migliore per dire no ad una cultura che a noi può sembrare poco illuminata è proprio quello di non cadere nel gioco della provocazione. Speriamo semmai che negli anni nel nostro mondo Occidentale anche le culture differenti possano aprirsi ad un modo di pensare diverso». A.G.




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2 kios 20/08/2009 14:03 37 commenti

Qui non è in gioco la libera scelta di una cliente di mettere il costume intero, o bikini. La maggiore radicalizzazione dell' ISLAM cui stiamo assistendo anche nei paesi occidentali è la causa sottostante queste manifestazioni di mancata comprensione da parte degli islamici del contesto occidentale. Dare via libera tout court al Burkini significa riconoscere l'accettabilità di questa deriva agli occhi delle donne musulmane stesse che così non potrebbero opporsi. Il burkini non è un valore a 40 gradi. Provate a indossare un vestito e tuffarvi in acqua. Nessuna persona la può ritenere una scelta funzionale ad un bagno in piscina. Un normale costume intero credo possa soddifare ogni dettame che imponga ( anche qui ) un contegno misurato nella vestizione non provocante ( il vero motivo sottostante alla proibizione ). IL problema è che le donne che vorrebbero in cuor loro vestirsi funzionalmente al periodo, non lo possono fare. Se dicessero qualcosa, gli imam so-tutto-io direbbero " vedete, anche gli occidentali lo consentono ". In più a coloro che chiamano la cosidetta tradizione ( altrui ), vorrei dire che se la tradizione, non funzionale al fine di un pieno godimento del contesto piscina, va bene per le donne islamiche e non per le occidentali ( nessuna mai si sognerebbe di indossare quel vestito ), allora si afferma un sottostante razzismo genetico culturale secondo il quale loro possono accollarsi quel piacere, ma la donna occidentale no. Un modo per dire che loro a causa della loro tradizione devono vestirsi anche in acqua ( ripeto, provate )...sono islamiche...ma se una tale pretesa dovesse essere sollevata da un marito irragionevolmente geloso verso una moglie occidentale...allora ( giustamente ) si coarta la donna ecc.... Il risultato, loro islamiche zitte... L'appartenenza ad una comunità, per quanto faticosa, è il vero ricatto cui deve misurarsi la scelta libera di una donna islamica. Finchè appartiene ad una comunità tollerante buon per lei, ma se il contesto culturale si radicalizza, mettersi in burkini è l'unica soluzione per campare. Qui non è in gioco l'illuminismo, ma l'estensione di diritti a categorie di persone che causa contesti radicalizzanti non sono in grado di avvalersi dei diritti che a noi occidentali sembrano scontati.

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