Tommasoli: «Sull'aorta anomalia preesistente»
AGGRESSIONE A PORTA LEONI. Comunicato ieri ai consulenti di parte e ai legali l'esito dell'esame sui vetrini dei reperti prelevati a Nicola nel corso dell'autopsiaLa dilatazione presente sulla porzione della PICA «è una displasia della parete tipica di un aneurisma»
Verona. Omicidio Tommasoli: fu un colpo di scena il «ritrovamento» dei reperti prelevati e custoditi, dimenticati, per oltre un anno nell'armadietto di Medicina legale. In quei reperti c'era parte dell'arteria di Nicola Tommasoli che all'esame angiografico risultava dilatata e fu sulla base di questa «novità» che venne affidata al perito un supplemento di perizia. Ieri la seconda sorpresa: la dilatazione rilevata su quella porzione è «indicativa di un'anomalia preesistente», tecnicamente si tratta di una «displasia della parete, una dilatazione tipica di un aneurisma».
Questo in sintesi quanto emerso dall'esame dei vetrini ricavati dal pezzetto dell'arteria (PICA) che non è andato distrutto nel corso dell'autopsia su Nicola Tommasoli. Quella dilatazione, rilevata dall'esame angiografico effettuato sul giovane designer industriale di Negrar al momento del ricovero in ospedale e che, nel corso dell'espianto del cervello, venne in gran parte distrutta. Ne era rimasto un pezzo, una porzione che corrisponde circa al 30-40 per cento dell'intero tratto e nell'udienza del 23 giugno fu la consulente del pubblico ministero, la dottoressa Federica Bortolotti, a portare in aula quei reperti conservati all'istituto di Medicina legale di Verona e non consegnati al perito incaricato dalla Corte d'Assise di stabilire le cause del decesso di Nicola, aggredito insieme a due amici la notte del primo maggio. Tommasoli dal coma non uscì mai più e cinque giovani finirono in carcere con l'accusa di omicidio preterintenzionale. I cinque che da febbraio stanno affrontando il processo davanti alla corte d'Assise e che, uno dopo l'altro, sono stati mandati agli arresti domiciliari.
Ieri, per la seconda volta, all'istituto di Medicina legale di Torino i consulenti di parte hanno incontrato il professor Carlo Torre e gli esperti che lo affiancano. In programma c'era l'analisi dei vetrini e quel che è emerso rischia di modificare l'intero quadro: l'esistenza di una causa preesistente spiegherebbe la copiosa emorragia subaracnoidea, quella che fece perdere i sensi a Nicola mentre era ancora in piedi. La perizia stilata dal professor Torre escluse infatti che il calcio dato al giovane mentre era a terra potesse aver provocato l'emorragia: Nicola si accasciò e quindi quando si trovava disteso, supino e con gli occhi sbarrati, aveva già perso conoscenza. Il calcio lo ricevette, non vi è dubbio, ma il sanguinamento si era già verificato. Fu il professor Torre a ipotizzare, esaminando i leggeri traumi che il giovane presentava al volto, che potesse aver ricevuo uno schiaffo. Di certo, e lo ribadì in aula, Nicola non fu sottoposto al alcun pestaggio.
Ieri i legali presenti e i consulenti (la dottoressa Trenchi, i professori Rodriguez e Introna per le difese, i medici Bortolotti, Bogoni e i professori De Leo e Tagliaro per il pm e le parti civili) hanno preso atto dell'esito dell'esame dei vetrini, naturalmente da visuali opposte. Precisa invece la domanda che il professor De Leo ha fatto al perito relativamente alla possibilità che comunque, indipendentemente dalla presenza di un'anomalia preesistente, il colpo al volto ricevuto da Nicola possa aver contribuito alla rottura dell'arteria. Nessuna risposta anche se non è escluso che la presenza di questo nuovo elemento porti a rivedere alcune considerazioni fatte in precedenza. Tutti restano in attesa del deposito del supplemento di perizia.
Fabiana Marcolini
