Un poeta che amava le debolezze di Don Abbondio

04/07/2009

Dino Coltro, qui parla dei suoi gusti letterari in una breve intervista apparsa sul nostro giornale il 2 febbraio di quest'anno.

Cosa sta leggendo? Me stesso. Sto terminando un lavoro sulla cultura contadina che mi sta impegnando molto. È una civiltà che dura da duemila anni e ha sempre tanto da dire.
A quale dei suoi libri è più legato? A «I leori del socialismo». È stato il primo della mia carriera, quello che mi piace di più, a cui non potrei mai rinunciare.
Autori preferiti? Per la poesia popolare Pier Paolo Pasolini, per quella dotta Andrea Zanzotto. Ultimamente ho scoperto Alda Merini.
E per la narrativa? In assoluto amo il Manzoni della prosa, di cui ammiro la sensibilità. Subito dopo metto gli autori del neorealismo e del verismo, con Verga al primo posto, sublime nel racconto o nel romanzo breve. Definisca in breve i Promessi Sposi. Una meravigliosa lettura per stile, intuizioni, immagini. Ma purtroppo a scuola viene rovinato: bisogna riscoprilo poi con una lettura attenta, che penetri nella sua infinita bellezza.
Il personaggio del romanzo che ama di più? Don Abbondio.
Perché? Perché è l’uomo, con le sue debolezze e le sue paure.
Un maestro tra gli autori stranieri? Uno su tutti, Pasternak.
Il libro della vita? La Bibbia: mi piace allungare la mano, aprire il Nuovo Testamento e leggere alcuni passi in greco e in latino. Subito dopo arriva l’Iliade, che leggo sia in greco che in traduzione.
 Ultimi libri letti? Tutti quelli premiati dalla critica, come per esempio «La solitudine dei numeri primi» di Paolo Giordano. Ma non è un capolavoro, mi dispiace, per vari motivi.

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