Tommasoli, il perito: «Relazione
tra trauma e morte non si esclude»
Parla uno dei due esperti nominati dalla Corte. «Non si può escludere una connessione», ha riferito il professor Carlo Torre, «tra lievi traumi e la dissecazione dell’arteria che poi avrebbe provocato il decesso di Tommasoli».Per quanto riguarda l'arteria, conservata all'Istituto di medicina legale e ritrovata dopo 14 mesi, e che doveva risolvere ogni dubbio, ha detto: «E' conservata solo al 20%, quindi sarà difficile risalire all’esatta verità».
Verona. Non si può escludere «un rapporto fra i traumi e la morte» di Nicola Tommasoli. Lo ha detto il professor Carlo Torre, uno dei due periti nominati dalla Corte d’assise di Verona per fare piena luce sul decesso del 28enne disegnatore industriale di Negrar, morto il 5 maggio dello scorso anno, cinque giorni dopo l’aggressione subita nel centro di Verona. Oggi in Corte d’assise è ripreso il processo che vede imputati cinque giovani accusati di omicidio preterintenzionale con l’aggravante dei futili motivi (il pretesto dell’aggressione era stato il rifiuto si una sigaretta).
Durante l’udienza sono stati sentite la dottoressa Francesca Bortolotti, che ha eseguito l’autopsia, e poi la relazione dei due periti nominati dal Tribunale: Guido Stura e Carlo Torre. «Non si può escludere una connessione - ha riferito il professor Torre - tra lievi traumi e la dissecazione dell’arteria che poi avrebbe provocato il decesso di Tommasoli».
L’esperto si è confrontato con i periti della difesa e della parte civile ed ha sottolineato che «l’arteria è conservata solo al 20%, quindi sarà difficile risalire all’esatta verità». Intanto è stata disposta una nuova perizia proprio sul quella parte di arteria al centro del dibattito giudiziario. Per questo la data della sentenza, prevista per il 15 luglio, è slittata al 15 settembre.
Tweet