«La politica aiuti a spegnere la sigaretta»
L'APPELLO. Un ricercatore della nostra Università nominato presidente della Società per la ricerca sulla nicotina e sul tabacco, «prima causa di morte prevenibile»«Dopo il decreto Sirchia non si è fatto più nulla e il consumo non cala» Un laboratorio per studiare gli effetti della dipendenza sul cervello
Verona. Le campagne antifumo, i divieti imposti dalla legge e l'aumento del prezzo del pacchetto non bastano più. Smettere di fumare sta diventando sempre più difficile e i giovani, soprattutto, non sanno (o non vogliono) rinunciare alla sigaretta. Le forti motivazioni psicologiche (condizione ineludibile) e il supporto farmacologico talvolta non sono sufficienti a cancellare la dipendenza da nicotina. Per lo meno in tempi brevi. Ma la colpa, a quanto pare, non è solo o tutta dei tabagisti. Il motivo - sospettano ricercatori statunitensi - è dato dal fatto che le sigarette oggi in commercio contengono più quantitativi di nicotina di un tempo e la dipendenza, di conseguenza, è più forte e i farmaci non bastano più.
Le multinazionali del tabacco hanno dunque trovato il sistema per impedirci di tradire le "bionde"? Abbiamo girato la domanda a uno dei massimi esperti in materia, il professor Cristian Chiamulera, professore associato di Farmacologia alla facoltà di Scienze motorie e recentemente nominato presidente della Srnt, Società per la ricerca sulla nicotina e sul tabacco.
Dai primi anni '90 il professor Chiamulera dirige un laboratorio di neuropsicofarmacologia in cui «si cerca di capire quali processi del cervello», spiega il ricercatore, «sono coinvolti dalla dipendenza da nicotina e quali meccanismi si innescano, così da mettere a punto nuovi farmaci». Perchè ogni tabagista, sostiene Chiamulera, «fa storia a sè, ha la sua tipologia, la sua gestualità e quindi abbisogna di un piano terapeutico su misura».
«Il tabagismo è un disturbo complesso», argomenta, «che va curato con un protocollo individuale da professionisti riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale. Il fai da te, è dimostrato, costa più fatica e non garantisce successi duraturi. Per mantenere l'astinenza, è questo l'obiettivo, bisogna dare al paziente i farmaci sostitutivi, ma anche un supporto psicologico. Un percorso terapeutico che dovrebbe essere applicato in tutta Italia».
Ma la lotta al fumo, in verità, in Italia è ferma al decreto Sirchia, entrato in vigore il primo gennaio 2005.
«In qualità di neo presidente della Srnt», avverte Chiamulera, «farò attivismo in questo campo: mi rendo conto che i problemi mondiali, in questo momento, sono ben altri, ma è suicida non prendere una posizione. La nicotina è la prima causa al mondo di morte prevenibile e prevedibile. Ci scandalizziamo per le sostanze cancerogene contenute in alcuni prodotti alimentari e si tace sulle oltre 4mila sostanze organiche e chimiche contenute in una sigaretta. Purtroppo manca l'interlocutore politico: bisogna fare attività di lobby a livello governativo per affrontare la questione in maniera seria».
Troppi gli interessi in gioco, per sperare in una messa al bando delle sigarette, la droga ideale: a buon mercato, facilmente reperibile e capace di creare dipendenza. «Bisogna anche ripensare le campagne informative», osserva il ricercatore veronese, «i giovani non le capiscono. Gli spot devono essere tarati su di loro e essere soprattutto forti, terroristici se vogliamo. L'esperienza ci insegna che le immagini forti, tipo polmoni anneriti dal cancro, sui giovani hanno più presa. Bisogna agire e i medici di base devono essere i primi a darci una mano». P.Col.
