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04.11.2012

Il Chievo fa la figura del...
povero Diavolo. Troppa grazia, Milan

Un lampo solo, il gol di Pellissier che vale il momentaneo pareggio. Dopo il raddoppio di Montolivo, Sorrentino&C senza reazione

Il Chievo fa la figura<br />del... povero Diavolo<br />Troppa grazia, Milan
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Francesco Arioli MILANO Ancora una trasferta avara, ancora una batosta. E fa cinque su cinque in campionato. Milano lascia solo dolori come Parma, Torino, Palermo, Napoli. Pochi motivi per restare sereni, tanti per riflettere. Anche se il Chievo ci prova, intravede corridoi di luce, si illude a un certo punto di poter invertire il trend, pesantemente negativo, lontano dal Bentegodi.  Non è sufficiente: l'anticipo dell'undicesima si chiude con l'ennesima uscita a vuoto. Sul campo del Milan, storicamente inospitale per i colori della Diga, l'undici di Corini affonda inesorabilmente dopo aver a tratti galleggiato con dignità.  Addirittura spaventa i rossoneri ma nel momento della verità spalanca deserti davanti all'area di Sorrentino e incassa tre ceffoni devastanti.  Come l'anno passato la gara si chiude virtualmente a metà tempo.  Poi arriveranno le appendici maligne del Diavolo a confezionare il 5-1 finale.  E le sensazioni negative si accavallano ai dubbi, le certezze ritrovate mercoledì si attorcigliano sugli errori. Seminano cattivi pensieri, confondono l'orientamento. E lasciano effetti deludenti anche sulla classifica. Il brutto pomeriggio di San Siro alla fine rivela che la coperta è ancora troppo corta. Soprattutto se mister Corini, come è successo ieri, tradisce il familiare 4-3-3 per un 3-5-2 promettente soltanto sulla carta. I gialloblù in realtà se la giocano alla pari per almeno mezz'ora, riacciuffando la gara con Pellissier un attimo dopo la prima sberla, quella firmata da Emanuelson. Lì la svolta sembra possibile, se non vicina. La banda Corini ci mette corsa e orgoglio mentre il Milan smarrisce le coordinate, arruffa gioco, lascia campo ai rivali. E Théréau inventa un paio di giocate che potrebbero gelare San Siro. Però non va. Forse è l'eccessiva confidenza a tradire il Chievo, che mette fuori la faccia con disinvoltura ma difende in maniera approssimativa, lascia spazi sulla mediana ma si alza la guardia e crolla malamente sotto i colpi di Montolivo e Bojan. Sorrentino impreca anche contro la jella - due tiri su tre sono sporcati dai suoi difensori - e si inchina alla maledizione di San Siro. È lei a dominare la scena.  Il quadro, se possibile, è ancora più oscuro nella ripresa. Corini osa inserendo prima Marco Rigoni e poi Stoian - costretto anche da un brutto infortunio (pallonata alla nuca) subito da Dramè - ma il prodotto è confuso.  Il Chievo non punge più. Anzi, si espone alle folate dei rossoneri che, a campo aperto, fanno il bello e il cattivo tempo. Inutile anche l'ingresso di Di Michele.  Abbiati deve proteggersi solo dal freddo. Anzi, adesso il Milan imperversa. Mette pressione per vie centrali ma è devastante soprattutto sulle fasce, dove i gialloblù diventano friabili, troppo superabili.  Anche la testa non è più sul match, chissà quanti sognano la doccia, una fine sollecita dell'incubo. Che però si allunga fino all'ultimo secondo: prima El Shaarawy e poi Pazzini gonfiano lo score.  Ed è buono per i gialloblù, che in altre occasioni avrebbero potuto andare a gambe all'aria e subire un passivo anche più imbarazzante. La bocciatura è generale. Persino le buone cose dimostrate nella parte centrale del primo tempo vengono sbriciolate nell'immagine, triste, del 90'. Non resta che guardare verso l'orizzonte. Il calendario annuncia il match del Bentegodi contro l'Udinese, altro cattivo cliente. Ma quando mai quest'anno - soprattutto quest'anno, iniziato tra stenti imprevisti - i gialloblù ne hanno trovati di buoni?

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