12.09.2012
INCONTRI RAVVICINATI. A Verona Richard Volpe, direttore del dipartimento che si occupa dello sviluppo della robotica applicata alle missioni spaziali targate Usa. Il responsabile della Jet Propulsion Laboratory parla agli studenti delle ricerche su Marte: «Studieremo i terremoti del pianeta rosso»
Richard Volpe direttore del dipartimento di robotica della Nasa nel laboratorio della facoltà di Scienze
Verona. Mentre Curiosity, il rover della Nasa arrivato su Marte il 6 agosto scorso, ha iniziato la sua perlustrazione del pianeta rosso, il direttore del dipartimento che si occupa di sviluppare la tecnologia robotica, che si sta applicando alle missioni spaziali, ha fatto tappa a Verona, per una lezione davanti agli studenti della facoltà di Scienze dell'ateneo scaligero. Richard Volpe, direttore del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, in Italia per un ciclo di conferenze, grazie all'amicizia con Paolo Fiorini, docente di robotica all'università di Verona, si è fermato ieri in città visitando il laboratorio della facoltà, confrontandosi con studenti e ricercatori, raccontando i particolari della tecnologia in uso nelle missioni spaziali. «Gli abbiamo anche mostrato il nostro laboratorio», spiega il professor Fiorini, «qui ci occupiamo principalmente di robotica chirurgica, ovvero strumentazioni sofisticate che aiutano i medici nelle operazioni, ma anche se le applicazioni sono diverse, la tecnologia è simile». Affermazione confermata anche da Volpe: «Le tecnologie si completano, quello che noi studiamo alla Nasa potrà poi essere utile per sviluppare la strumentazione in altri campi». Esattamente come ciò che si scoprirà su Marte potrà aiutare a capire meglio la Terra. «Non sappiamo ancora cosa aspettarci, cosa troveremo o cosa non troveremo, ma è interessante cercare di capire la storia del pianeta rosso, perché è il più vicino e simile alla Terra». Ad esempio l'ormai certa presenza di acqua, anche se congelata e non allo stato liquido in superficie, è fondamentale per lo studio della storia del pianeta. «Capire il passato di Marte e perché si sia sviluppato così, potrà aiutare la comprensione della storia terrestre e anche dell'intero sistema solare». La missione attuale non è ancora stata completata, ma già alla Nasa progettano la prossima. «Lo abbiamo appena saputo», ammette Volpe, «sarà nel 2016 sempre su Marte. Ma mentre oggi stiamo studiando la superficie del pianeta, nella prossima missione cercheremo di capire come è fatto all'interno. Si potranno ad esempio studiare i terremoti, anzi i martemoti. Se ci sono oppure no. Tutto ciò che impareremo potrà aiutare a capire meglio i movimenti tellurici terrestri». In un momento difficile come quello che stiamo vivendo, con la grande crisi economica degli ultimi anni, ci si potrebbe domandare che senso abbia dedicarsi allo spazio, ma il professor Volpe ha su questo le idee chiare. «È la stessa importanza che riveste l'educazione dei figli: un investimento per il futuro. Capisco che in questo momento ci siano pressanti preoccupazioni quotidiane, ma bisogna lo stesso nutrire la curiosità e aumentare le nostre conoscenze. In futuro potremmo scoprire cose nuove, in grado di aprire diverse prospettive». Difficile quindi immaginare il futuro, se l'uomo colonizzerà lo spazio oppure no, ma ogni piccola scoperta di oggi, può generare cambiamenti nel domani. «Sicuramente nel futuro continueremo con le esplorazioni, sempre guidati dal desiderio di apprendere nuove conoscenze». I n seguito a questo incontro, un ricercatore del gruppo del professor Fiorini raggiungerà Volpe a Pasadena, al California Institute of Technology, per un proficuo scambio di esperienze. «Anche l'Italia dà il suo apporto alla ricerca e gli studiosi italiani sono sempre ben accetti negli Stati Uniti, la collaborazione è essenziale nella ricerca scientifica».
Elisa Innocenti
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