20.08.2012
TRAGICO EPILOGO. Il turista di 64 anni, inglese ma originario di Hong Kong, era partito per una gita a piedi, da solo, in direzione della Rocca del Garda. Poi la disgrazia. Il soccorso alpino: «Forse si era reso conto di essere in ritardo per la cena». La famiglia, in albergo, è chiusa nel dolore
Nella grande hall, nelle sale adornate con vasi di fiori, nei corridoi dai pavimenti lucidi risuonano le risate degli ignari ospiti. Ma in una stanza di questo bell'albergo di Garda, l'hotel Regina Adelaide, luogo di relax e spensieratezza per tanti villeggianti, si cela, invece, il dolore dei familiari di Felix Marr, il turista inglese di 64 anni scomparso per otto giorni e ritrovato morto sabato sera ai piedi del monte Luppia, un promontorio limitrofo alla Rocca del Garda. Il volo di 70 metri dalla cima della collina non gli ha lasciato scampo. L'ultimo capitolo della vicenda di Marr, informatico in pensione originario di Hong Kong, è fatto di burocrazia da sbrigare al più presto. Solo i carabinieri hanno accesso a quella stanza dove ora la moglie Shirley, la figlia Angelina e il nipote Tim danno sfogo al proprio pianto. La salma, portata in un primo momento all'istituto di Medicina legale di Borgo Roma, forse potrà essere rimpatriata già oggi o domani. E anche i familiari, dopo oltre una settimana di angosciosa ricerca, faranno ritorno a Londra, dove risiedono e dove sarà celebrato il funerale. Marr e la moglie si trovavano a Garda da sabato 4 agosto. La loro vacanza sarebbe dovuta finire domenica 12. Ma nel pomeriggio del venerdì precedente, Felix si era incamminato da solo per una passeggiata in collina, senza specificare la propria meta. E da allora di lui non s'era più saputo nulla. Il paese è ancora tappezzato dei volantini appesi da Angelina e da Tim. I due giovani, entrambi trentenni, erano volati in Italia appena saputo della scomparsa, affiancando il lavoro dei gruppi di perlustrazione con le proprie competenze informatiche. La pagina Facebook e il profilo sul sito Missing Abroad, creati appositamente per raccogliere notizie, non sono più aggiornati dalla sera del ritrovamento. I familiari hanno sperato fino all'ultimo di riabbracciare Felix vivo, animati dalla quella tenacia che non fa mai considerare l'esito peggiore per il proprio caro. Ma il desiderio si è infranto nell'unica segnalazione certa. Sabato, verso le 17, due alpinisti diretti alla palestra di roccia del monte Luppia hanno sentito un odore pungente provenire dal ghiaione sotto la parete. «Prima hanno notato la borraccia di Marr, ruzzolata ai piedi dello strapiombo. Poi, avvicinatisi ancora, hanno intravisto il corpo martoriato», racconta Roberto Morandi del Soccorso alpino. «I due hanno quindi avvisato il 118, il quale ha girato la segnalazione alla nostra squadra speleologica, ancora impegnata nelle ricerche sulla Rocca. I soccorritori si sono precipitati sul posto. C'è voluto l'aiuto della sezione alpina per calare la salma giù dal ghiaione con le corde, e poi per trasportala a spalle su una barella, attraverso il bosco, fino alla strada». La salma di Marr si trovava, insomma, in uno dei luoghi più impensabili. «Anche il monte Luppia era stato ispezionato, nonostante le ricerche si fossero concentrate maggiormente sulla Rocca, vicina all'albergo del turista e più rispondente alle ipotesi dei familiari. Marr invece, dopo diverse ore di cammino, era giunto in cima al promontorio vicino, il Luppia. E forse, rendendosi conto di essere in ritardo per la cena, aveva cercato una scorciatoia nel canalone che scende sul lato di Garda. Un percorso troppo ripido, però, per essere affrontato senza corde», spiega Morandi. Il capitano Mario Marino dei carabinieri di Peschiera aggiunge: «L'autopsia non è necessaria perché l'esame cadaverico, effettuato sul posto del ritrovamento, non ha rilevato segni di aggressione. Il turista è scivolato, morendo probabilmente sul colpo per le gravi ferite riportate nella caduta. Le colline lacustri sono zone belle, ma impervie. E questa vicenda ci spinge a fare un ulteriore appello agli escursionisti. Non abbandonate mai i sentieri».
Lorenza Costantino
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