11.08.2012
L'APPELLO. La voce storica degli ambientalisti ricostruisce i 40 anni di «nulla di fatto» per la salvaguardia del territorio e denuncia gli interventi che l'hanno ferito. Il presidente onorario del Wwf Amadio ha scritto alle autorità per chiedere «una tutela speciale mettendo mano al progetto del Parco regionale»
Monte Baldo. «Il Monte Baldo: da Hortus Europae a Monte Qualunque?». Con questo quesito, Averardo Amadio presidente onorario del Wwf con la presidente Manuela Formenti dell'associazione di Verona torna a chiedere una tutela speciale del «Paterno Monte». Lo fa quasi solo accennando al mai nato Parco Regionale del Monte Baldo, per ribadire, però, che a questo territorio unico e prezioso, dovrebbe essere assicurata una tutela speciale. «Un governo unitario, sovracomunale come la Provincia di Verona, con programma volto alla conservazione e promozione dell'ambiente, capace di divenire anche durevole fonte economica per i residenti». Lo chiede a chi tale territorio governa, scrivendo una lettera, spedita l'altro giorno al governatore della Regione e al suo assessore ai Parchi, al presidente della Provincia, al soprintendente ai beni architettonici e ambientali della Provincia di Verona, al direttore del Museo di storia naturale, al presidente della Comunità Montana del Monte Baldo e sindaco di Caprino con relativi colleghi di Malcesine, Brenzone, San Zeno di Montagna, Ferrara di Monte Baldo, Brentino Belluno e, per conoscenza, alle associazioni Italia Nostra, Legambiente e Lipu. «Sono passati ormai quasi 40 anni da quando il Wwf chiese alla Regione l'istituzione del Parco Naturale Regionale del Monte Baldo», esordisce, «ma è sempre stato detto no». Senza pensare alla salvaguardia territoriale ma anche ai vantaggi economico-sociali che da tale istituzione sarebbero arrivati. Ora però la situazione va affrontata. Amadio lo fa ricordando come sia stato appena annunciato «l'avvio di progetti per l'ammodernamento dell'impianto a fune fra Prada ed il rifugio Fiori del Baldo con dichiarazioni dei dirigenti della società che gestirà l'impianto, che parlano del proposito di prolungarne il percorso fino al Rifugio Chierego. A parte il prolungamento e le migliaia di turisti, su cui ci sarà da ridire”, dice Amadio, «nulla da eccepire. Ma spiace che ai promotori del progetto ed ai dirigenti della società di gestione dell'impianto... non siano sfuggiti una parola, un accenno, che avessero per oggetto i grandi valori ambientali del Baldo, dei quali la funivia è posta a facilitare l'osservazione e l'ammirazione. Eppure la stazione della riordinata seggiovia si chiama Rifugio Fiori del Baldo». Premettendo che scopo della lettera è esprimere il pensiero del Wwf, Amadio ricorda che «la Regione sta predisponendo una nuova legge per i Parchi Naturali Regionali in sostituzione della legge 40/84 ed è in corso di studio la variante parziale–con attribuzione della valenza paesaggistica–del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento per cui un momento di riflessione sulle opportunità che i nuovi strumenti legislativi offrono si pone. Doverosamente». Il Baldo ha tutti i numeri per un governo e una tutela speciale. «Vi sono i seguenti organismi di tutela», elenca Amadio, «le riserva Regionali gardesana orientale di 214 ettari e Selva Pezzi di 978 a Malcesine, l'Oasi della Provincia di Verona di protezione della fauna di 1500 ettari, Veneto Agricoltura gestisce le foreste regionali Monte Baldo e parte della foresta Valdadige di 1700 ettari. A tali territori si potrebbero aggiungere due Sic e Zps denominati Baldo Ovest, estesa da Colonei di Pesina alle creste del Baldo e da Rivoli a Monte Cerbiolo lungo la Valdadige. In totale oltre 7000 ettari, cui si potrebbero unire prati, boschi, malghe - di proprietà di alcuni Comuni, estesi per almeno 5000 ettari, per formare un unico compendio di oltre 12000 ettari, oggi governato purtroppo, urbanisticamente e ambientalmente, da troppi e diversi». Amadio ribadisce che a tali luoghi andrebbe assicurato un governo sovra-comunale. E esorta: «Allontaniamo, fermiamo i progetti devastanti e tutti, specialmente i più giovani, facciamo muovere intelligenza, fantasia, cultura, buona volontà e il desiderio di non perdere quanto la natura ci ha dato. Quando la si compromette e si sciupa il territorio è per sempre». Esempi di ferite che ridurrebbero il Baldo da Hortus Europae a Monte qualunque? «A Brenzone si progetta di raggiungere Prada con una cremagliera, una offesa ambientale e una spaccatura nel paesaggio... Alcuni amministratori sono animati dalla aspirazione di rendere più agevole la strada di Pian di Festa e spingerla a Ferrara portando così in quelle contrade, inquinamento, rumore, costruzioni, offendendo la natura e sottraendo bellezza a luoghi ancora integri».
Barbara Bertasi
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