11.08.2012
GARDA. Inchiesta tra i banchi del mercato: gli stranieri, tedeschi soprattutto, non si ritengono «figli» del nazismo. L'ambulante: «Non ci vedo nulla di male, una trovata per vendere». Una mamma: «È vergognoso». I giovani: «Una scelta sbagliata»
Garda. Le bottiglie di Hitler fanno parlare ma anche... tacere. Ieri mattina, giorno di mercato, Garda era un pullulare di gente. Fiumi di persone, italiani e stranieri, tra cui tantissimi olandesi e tedeschi, molti dei quali sapevano della brutta sorpresa che hanno avuto martedì due americani in vacanza sul Garda. La coppia di Philadelphia è rimasta inorridita nello scoprire che, sugli scaffali del supermercato di corso Italia si potessero esporre e vendere bottiglie di Cabernet e birra con il Fuhrer sull'etichetta e i suoi tristemente noti slogan propagandistici. Se tra gli italiani i pareri sono discordanti - e se sono scarse sia le considerazioni sull'inchiesta aperta dalla Procura per apologia di fascismo sia sull'interessamento di un ministro - la contrarietà tra gli stranieri pare totale. Duro è il parere di Giuliano Sottini, 53 anni, collaboratore della Martelli Food, con un profumatissimo banco in via San Francesco: «Se fossi il titolare non venderei mai una bottiglia così. Roba simile può andare bene solo per fanatici, che hanno idee naziste, come i Naziskin, che sono tanti, anche in giro per il mondo, tutti con le loro idee storte in testa. Questa è una sorta d'istigazione, un cattivo esempio per i giovani», sbotta. «In ogni caso pubblicizzare un personaggio storico così negativo è grave. Se poi ci sono anche le bottiglie con Hitler o Stalin, finiremo per trovarci anche Bin Laden». D'altro avviso è Massimo Felisi, titolare del bar Riviera, vice presidente di Confcommercio Garda, presidente del circolo dell'Istituto comprensivo Floreste Malfer e del circolo fotografico Lo Scatto di Garda: «Io quelle bottiglie le ho sempre viste in commercio e mi ha colpito che abbiano offeso la sensibilità di quei due turisti americani. Sono in vendita in tutta Italia. Propongono un' immagine fissa e non un'esaltazione del personaggio storico: uno compra quello che vuole. C'è un sacco di gente che acquista roba brutta». Ma i giovani, cosa possono capire vedendo campeggiare su una bottiglia di vino l'artefice di uno sterminio? «Non so come possa reagire un giovane, però credo sia stia facendo un cancan esagerato». E chiude: «Ad ogni modo, non le acquisterei perché non sono un bevitore e non le venderei perché mi interessa solo proporre buon vino». Mormora qualcosa a spezzoni un tedesco che, guardato il giornale, scappa veloce: «Non capisco. In Germania non ho mai visto questo tipo di merce in vendita, credo sia proibito. Ma sono nato dopo la seconda guerra mondiale, non c'entro e non c'entriamo nulla con quei fatti». Un altro, orecchiato l'argomento, si defila: «No, no, preferisco non commentare». Invece Vaan Baar, 52 anni, in vacanza con le figlie dall'Olanda, è basita: «Sono scioccata. Non vorrei mai bere un bicchiere di vino pensando a quest'uomo e a quanto dolore ha causato durante la seconda guerra mondiale, specialmente agli ebrei. È un pensiero malato pensare di produrre questa roba per far soldi». Giovanni Pepe, 68 anni, originario di Avellino ma residente a Bardolino, al mercato con il suo banco di piccola pelletteria, è più soft: «È una semplice trovata commerciale per vendere, queste bottiglie girano da anni. Non ci trovo nulla di male». Ma quel «capo» che governò la Germania uccise milioni di persone. Risposta secca: «Sono proprio i politici che venderei a pezzi o, meglio, a chili». Ma il governo si sta interessando della vicenda, vuol fare chiarezza. E Pepe ribatte: «Proprio loro che una ne pensano e cento ne fanno!». Una mamma con quattro bambini si avvicina, sbircia incuriosita il giornale. Poi, il sorriso si trasforma in una smorfia di disapprovazione. Urban Diedersager è esterrefatto: «In Germania credo sia proibito vendere merce come questa. Non è bene». Quattro ragazzi al bar sembrano non volersi sbilanciare troppo: «Non va bene», sorride Peter Hollweck, 37 anni. «Non va bene», gli fa eco l'amico Josh Fischer, 28 anni, «perchè un personaggio così non va immortalato su una bottiglia di vino. Il rischio è che Hitler possa essere visto come una star. Ha fatto parte di un passato cattivo che non può essere ricordato in questo modo». Albert Kaiser, 38 anni, con moglie e figli, si ferma: «È sbagliato pubblicizzare così la foto e l'immagine del Fuhrer, fu un omicida. È un esempio e un modello solo da condannare e non da esaltare. I giovani, talvolta, non conoscono bene la storia e proporlo in questa maniera può essere deleterio. Non comprendo come si possa acquistare un simile souvenir che mai, personalmente, porterei a casa come ricordo di una vacanza. In ogni caso il male compiuto da Hitler non ha nulla che fare con me e la Germania di oggi. Noi non siamo certo "figli" di quell'uomo e della sua follia».
Barbara Bertasi
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