03.08.2012
UN MESE TRAGICO. Una lunga scia di incidenti che hanno coinvolto le biciclette ha causato morti e feriti. E molti appassionati puntano il dito contro la rete stradale. Guardini: «Le ciclabili vengono invase dai veicoli» Mercanti: «Si progetta la viabilità senza tener conto delle due ruote». Farina: «Troppi passi carrai»
Luglio è stato un mese nero per i ciclisti. Tra le cause, sostengono gli apppassionati delle due ruote, c’è il traffico eccessivo
Verona. Una lunga, ininterrotta, scia di sangue. L'ennesimo incidente che ha come vittima un ciclista è avvenuto ieri, verso mezzogiorno, in via Mameli. Un automobilista alla guida di una Volkswagen Polo ha urtato una bicicletta all'incrocio del geriatrico. In sella c'era un cinquantunenne veronese, che è caduto a terra, per fortuna riportando ferite non gravi, subito medicate all'ospedale di Borgo Trento. Tre ciclisti uccisi. Altri quattro feriti, due dei quali tuttora in pericolo di vita. Un bollettino ancor più impressionante se si considera il breve arco di tempo in cui i singoli incidenti si sono succeduti: poco più di due settimane. Una serie nera che impone una riflessione a ogni livello. E i primi a interrogarsi sono proprio i ciclisti stessi. Perché la bici è l'unico mezzo che non prevede protezioni per il conducente. Chi va in auto mette le cinture, chi va in moto il casco. Ma moltissimi appassionati di bici non indossano il caschetto, proprio perché non è obbligatorio. Raccogliendo i commenti di chi, della bicicletta, ha fatto una pratica costante o addirittura una professione, emergono due ordini di problemi. Uno è culturale, e riguarda la «mancanza di considerazione che gli automobilisti hanno verso i ciclisti». Ma essi stessi indicano anche, viceversa, la colpevolezza di chi utilizza la bici come un mezzo svincolato da ogni regola stradale. L'altro problema è strutturale: «Strade spesso inadeguate per il grande carico di traffico a motore. Figurarsi per le biciclette. Le piste ciclabili dove dovremmo riversarci sono discontinue, e molte volte più pericolose delle strade, perché interrotte continuamente da passi carrai». «In Italia, la cultura della bici non esiste», dichiara Andrea Guardini, professionista della Farnese Vini-Selle Italia, vincitore di una tappa al giro. «Capisco che, in strada, un corridore venga considerato un intralcio. Ma il fastidio talvolta raggiunge livelli esasperati: io stesso mi trovo a discutere per delle sciocchezze». Secondo Guardini c'è un «peccato originale». «In confronto all'estero, le strade italiane sono gravate da moltissimo traffico, pur essendo più strette e obsolete. Ciò non facilita la convivenza. Di contro, la maggior parte delle piste ciclabili è permeabile alle auto, attraverso incroci o passi carrai. In Danimarca, grazie a un sistema di passaggi sopraelevati o sottopassi, il ciclista non percorre un metro in strada». Fabio Mercanti, presidente dell'associazione amatoriale Extrabike, segnala due «incroci della morte». «Il primo, alla rotonda tra San Michele e San Martino Buon Albergo: a destra si entra in autostrada, a sinistra non si capisce a chi spetti la precedenza. Quel tratto, percorso da centinaia di persone che si recano al lavoro in bici, ha già mietuto diverse vittime. Ma nulla è cambiato. Il secondo è tra corso Venezia e via Porto San Michele: lì è stato collocato un divisorio in cemento che mette a rischio chi va sulle due ruote». «Non si pensa mai al ciclista», aggiunge Mercanti, «nemmeno in fase di progettazione delle strade. Il cicloturismo in Italia è impossibile. Vado in Austria, un altro pianeta». Anna Farina del team Avesani, campionessa del mondo tra gli amatori, commenta: «Rilevo una frenesia pazzesca da parte degli automobilisti: ricordino che in caso di incidente, è sempre il ciclista ad avere la peggio. Le piste ciclabili sono spesso improponibili marciapiedi pieni di passi carrai e saliscendi, tranne qualche raro caso come la bella Adige Sole, da Bussolengo a Rivoli. Ai ciclisti consiglio di indossare rigorosamente il casco, di scegliere strade secondarie e stare in fila indiana».
Lorenza Costantino
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