18.06.2012
Alessia ha aperto la strada. Ha detto in poche parole ciò che i politici non hanno la dignità di ammettere: essere giovani, studiare, applicarsi nella speranza di ottenere un’occupazione dignitosa e stabile, oggi è un salto nel vuoto. Serve coraggio, assai più di ieri. Già altri hanno scritto a redazioneweb@larena.it per raccontare le proprie storie. Noi teniamo aperto questo canale: perché, talvolta, è meglio ascoltare che parlare.
LA LETTERA DI ALESSIA
E IL COMMENTO DEL DIRETTORE CATTANEO
Caro direttore, mi chiamo Alessia e vi scrivo perché vorrei raccontarvi quello che succede a me a Verona. Ho 26 anni, neolaureata. Ho abitato 5 anni all'estero, lavorando come cameriera, facendo stage, lavando piatti, e ancora facendo corsi pagati con i soldi che ho risparmiato negli anni. In 10 anni esattamente. A 16 anni infatti avevo già il sogno di andare a lavorare all'Onu a Ginevra e allora dopo la scuola, correvo in un negozio a lavorare e il sabato e la domenica facevo servizi extra come cameriera. Così mi sono guadagnata i soldi che mi hanno permesso di pagarmi l'Università, l'Erasmus, i corsi di lingua all'estero (ho abitato in 7 Paesi diversi). Fino a che si realizza il sogno: uno stage gratuito a Bruxelles e uno a Ginevra presso l'Onu. Prendo i miei ultimi soldi risparmiati e vado a vivere a Ginevra. Finito lo stage torno a casa e mi laureo. Da quel momento il nulla. Nessun lavoro, nessun contratto. Mi chiedono di lavorare in un bar due ore al giorno. E io vado. Fino a che mi inviano un sms per dirmi che non servo più perché sono arrivati i controlli ed io , beh non ero in regola. Mi ritrovo senza lavoro e senza copertura sanitaria di cui pure avrei bisogno. Da allora ogni giorno telefonate anche umilianti per sperare di lavorare come cameriera per 6 euro l'ora.
Ma non ho mollato e mi sono iscritta ad un altro corso. Corso che oggi non posso più pagare (380 euro). Beh, parlo quattro lingue, ho pelato patate in Irlanda e in Francia per avere un futuro migliore. Ora mi ritrovo senza sogno, quello che ho coltivato per tanti anni e che mi rendeva così determinata. Mi ritrovo senza soldi sufficienti, anche solo per emigrare. Non posso progettare. Che si dice in questi casi? Chiedo a voi
Alessia
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Cari lettori,
la lettera di Alessia vale più di molte analisi su questa crisi. Dietro ai numeri e alle statistiche, a parole come spread e debito, ci sono le troppe storie come quella di questa giovane.
Eccoli, in tutta la loro drammaticità quotidiana, i frutti avvelenati degli errori dei nostri governanti. Ecco i guasti di un sistema inefficiente e corrotto fatto di sprechi e privilegi.
Alessia ci chiede cosa si dice in questi casi. Vorrei risponderle che si sta cambiando. Che in molti sono al lavoro per dare nuove speranze ai nostri figli. In parte è vero, ma il dibattito ipocrita a cui assistiamo mi frena. Resta però la determinazione e il coraggio di Alessia. E questo sì, è un grande segno di speranza. Il più grande. Per lei, ma anche per tutti noi. Non mollare.
Maurizio Cattaneo
Chi vive altre storie come quella di Alessia
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