14.06.2012
SAN MARTINO BUON ALBERGO. Poste Italiane non risponde della «sparizione», ma assicura: «La polizia sta indagando». La vittima, 41 anni, non si dà pace «Erano tutti i miei risparmi. Qualcuno ha fatto sei prelievi lasciandomi solo 19 centesimi»
Difendersi dai criminali tecnologici non sempre è facile: i metodi usati per rubare continuano a cambiare
San Martino Buon Albergo. Gli hanno rubato i risparmi via Internet, facendoli sparire dalla sua carta Postepay. Un «gioco di prestigio» che gli è costato quasi tremila euro. Sei prelievi in dieci giorni, dai 402 ai 500 euro, e addio ai soldi messi da parte con fatica e rinunce per i momenti di emergenza e per le vacanze. Tutto regolare apparentemente. Chi ha «operato» aveva i suoi dati personali, compresi password, numero e codice della carta e scadenza. Ma come ha fatto a procurarseli? R.S., 41 anni, di San Martino Buon Albergo, non ne ha la più pallida idea. Le operazioni, proprio per motivi di sicurezza, le ha sempre fatte dal computer di casa, che usa solo lui. «Mi sono accorto del furto dopo dieci giorni che non facevo operazioni online», racconta R.S. «Mi servivano dei soldi per pagare il funerale di mio suocero. Ho seguito la solita procedura e sono entrato nel mio conto, dove sapevo che c'erano 2.952 euro. Quando ho visto il saldo non credevo ai miei occhi: erano rimasti 19 centesimi. Mi sono spaventato, ho chiuso tutto e reinserito i dati. Niente da fare, sempre 19 centesimi: dei miei soldi non c'era più niente», conclude amareggiato. «Quando ho guardato l'estratto conto», prosegue, «ho visto i prelievi effettuati: uno al giorno e un paio erano stati fatti ogni due giorni. Se penso a tutta la fatica che ho fatto a mettere insieme quei soldi... Non posso credere che siano spariti. Dopo aver scoperto il furto non ho dormito per tutta la notte». R.S. ha bloccato subito la carta, poi è andato dai carabinieri e in posta per la denuncia e ha aspettato. Ha aspettato tre mesi la risposta di Poste Italiane, che gli è arrivata in questi giorni. Gli è stato risposto che le operazioni sul suo conto sono state «disposte mediante il corretto inserimento di tutte le successive serie di riconoscimenti informatici indispensabili per tali operatività» e che «Poste Italiane non risponde dell'eventuale acquisizione di dati e informazioni riguardanti il titolare da parte di terzi che abbiano in qualunque modo accesso agli strumenti operativi, ad esempio il personal computer, utilizzati dal titolare per effettuare operazioni con la carta attraverso la rete Internet». E ancora: «Il titolare è responsabile della carta, tenendone in ogni forma esonerata Poste Italiane per i danni di qualsiasi natura eventualmente derivanti dall'aver incautamente fornito a terzi i propri dati personali e/o strumenti di identificazione e legittimazione». «Ma se io non ho mai rivelato i miei dati a nessuno», si sfoga R.S. «Ho sempre usato il mio pc, non ho mai fatto operazioni negli internet point o utilizzando altri computer. L'unica cosa che non ho fatto in tempo a fare è stato attivare il nuovo sistema di sicurezza web Postepay, reso disponibile il 31 gennaio, che si poteva attivare fino al 31 marzo. Non ho fatto in tempo: dal 17 al 27 febbraio mi hanno rubato tutto. E poi comunque, ripeto, avevo la carta Postepay da cinque anni e pensavo fosse sicura: se Poste Italiane sapeva che c'erano grossi rischi poteva dirmelo o bloccarmi la carta e non limitarsi a mandarmi una lettera pubblicitaria del nuovo sistema di sicurezza. Ho scelto Postepay, perché la pubblicità diceva che era valida in tutto il mondo ed era sicura, perché appoggiata al circuito Visa. Pensavo tutelasse i suoi clienti». Poste Italiane gli ha anche comunicato che i «prelievi» sono stati fatti da Postepay a Postepay, quindi da cliente a cliente di Poste Italiane. «Ora spero che attraverso l'avvocato dell'Associazione consumatori, cui mi sono rivolto, si riesca a capire chi è il “cliente” che si è ricaricato a mie spese», continua R.S. «Ho una rabbia dentro pazzesca, perché ho le mani legate. Poste Italiane non si fa carico della mia situazione, non riconosce i miei diritti come cliente. E comunque non è possibile che non abbia un circuito sicuro: visto che garantisce che con Postepay si viaggia in tutto il mondo, cosa sarebbe successo se mi avessero rubato i soldi all'estero? Avrei dovuto chiedere la carità? Ho chiamato anche la trasmissione televisiva “Le iene”: mi hanno detto che il programma ora non è in onda, ma appena ricomincerà mi contatteranno». Poste Italiane non rilascia dichiarazioni sul caso, perché spiega che le indagini della polizia postale sono ancora in corso. «Qualche speranza di recuperare la somma o parte della somma c'è ancora», sottolineano dalla sede regionale di Poste Italiane. «È già successo che la polizia sia riuscita a risalire agli autori». Quanti siano stati gli utenti derubati finora in questo modo, però, non è dato saperlo. Poste Italiane dice di non essere in possesso di questi dati. Ribadisce però la necessità di rispettare sempre le regole di sicurezza e di adottare il nuovo sistema di protezione web Postepay. E aggiunge: «Poste Italiane non chiede mai con messaggi di posta elettronica, lettere o telefonate, di fornire codici personali, dati delle carte di credito o della carta Postepay. Se arrivassero e-mail, lettere o telefonate di questo tipo non bisogna rivelare alcun dato, ma informare subito Poste italiane chiamando il numero gratuito 803.160».
Chiara Tajoli
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