10.05.2012
MONTEFORTE. Scoperta shock per un piccolo imprenditore che si è visto recapitare da Equitalia l'esorbitante richiesta di pagamento. Pelosato non aveva versato un residuo di interessi. Ora l'Agenzia delle Entrate pretende il conto. «È una vergogna, mi opporrò con tutti i mezzi»
Monteforte. Mancano 5,41 euro al versamento e l'Agenzia delle entrate manda una cartella, via Equitalia, di 5.793,35 euro. «Non la pago, è tutta la vita che pago. Sono spudorati e sono pronto a qualsiasi cosa per oppormi a questo assurdo». Silvano Pelosato è un piccolo imprenditore di Monteforte: ha 58 anni, lavora da quando ne aveva 8. Orfano a 13 anni, ha fatto di tutto, dal barbiere al becchino. Oggi è alla testa della Omega Srl, piccola immobiliare alla quale, qualche giorno fa, è arrivata una cartella Equitalia da 5.793,35 euro. A Pelosato è partita la tachicardia perchè, senza entrare troppo nel merito, per come vanno le cose quella cifra è un problema. «Ho chiamato subito il commercialista e non c'è voluto molto per fare le verifiche. Quella cartella si riferisce a un pagamento che ho effettuato quattro anni fa», spiega, «e così mi ero anche messo tranquillo. Peccato, però, che a fronte di un versamento Iva di 16.469,20 euro, più 494,08 euro di sanzione e altri 618,61 euro, all'Agenzia delle entrate di Legnago manchino 5,41 euro, la differenza tra i 618,61 euro versati e i 624,02 dovuti». Cosa è successo lo spiega con l'aiuto del commercialista: quel pagamento da oltre 16 mila euro era il ravvedimento operoso scelto per sistemare una pendenza col fisco. «Col commercialista mettiamo i dati nel computer pronti a pagare il 16 agosto. La stampa dà notizia della proroga fino al 20, così vado a pagare il 21: non ho considerato gli interessi che si sarebbero maturati in quei cinque giorni, cioè 5,41 euro». Il fatto che Equitalia abbia inviato una cartella da quasi 6 mila euro si spiega così: «Solo oggi ho scoperto che dalla proroga era escluso il ravvedimento operoso», spiega Pelosato. «La norma», chiarisce il commercialista, «dice che qualora non si provveda nei tempi previsti all'integrale versamento di quanto dovuto, il ravvedimento operoso è nullo e il contribuente è tenuto al pagamento della sanzione pari ad un terzo della somma dovuta». Il commercialista tranquillizza Pelosato: «Una sentenza della Commissione tributaria della Lombardia di gennaio ha riconosciuto che debba prevalere il ravvedimento operoso laddove l'erroneo versamento riguardi la quota interessi e l'importo risulti non significativo rispetto al totale. Per 160 euro, due anni fa ho vinto un ricorso». Ed è sul ricorso che il professionista orienta il piccolo imprenditore montefortiano. «No e poi no. Io il ricorso lo devo pagare e non è giusto buttar via mille euro. Se poi perdo dove li prendo i soldi? E se non li avessi?», sbotta Pelosato. Grazie a un conoscente contatta un dipendente Equitalia: «Vicenda assurda, ma spiacente: noi procediamo al recupero del credito di quanto ci viene detto dall'Agenzia delle entrate», gli dice. E Pelosato, su appuntamento, lunedì va all'Agenzia Verona Uno dell'Agenzia delle entrare. «Nell'ufficio a un funzionario spiego il problema e faccio vedere i documenti. Mi dice che è una cosa impossibile e chiama due colleghi: mi sottopongono un modulo di richiesta che venga disposto lo sgravio della somma iscritta a ruolo. Mi dicono di stare tranquillo e uno dei tre porta il documento alla firma del dirigente». Pelosato tira un sospiro di sollievo, ma dura poco. «Il funzionario ritorna con una faccia seria e preoccupata e mi dice che nessuno dei dirigenti si vuole assumere la responsabilità di firmare». Al che Pelosato va su tutte le furie, raccatta le sue carte e avvisando tutti che la cosa non finisce lì se ne va. «Mi fermo all'ingresso per riconsegnare il modulo che si deve compilare quando si entra e che deve essere controfirmato dai funzionari dell'ufficio con cui si va a parlare. Chiedo di farmi una fotocopia di quel foglio perché voglio poter dimostrare questa visita. E sa che mi risponde l'addetto? Che se lo voglio devo avere una marca da bollo da 4,50 euro!». Pelosato perde le staffe: «Ho riempito l'addetto di improperi, gridavo come un matto. Avrò anche sbagliato ma non ne potevo più e me ne sono andato gridandogli di andare a quel paese. Ci si stupisce dell'imprenditore bergamasco asserragliato all'Agenzia delle entrate? Ma ci rendiamo conto di dove siamo arrivati? È una vergogna».
Paola Dalli Cani
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