05.03.2012
MORTE NEL POMERIGGIO. Lui impiegato in concessionaria, lei in una ditta di abbigliamento, erano appena stati in Kenya. Giovanni Lucchese ha ucciso con un foulard Gabriella Falzoni, poi s'è costituito ai carabinieri. Aveva scoperto degli sms che per lui erano la conferma del tradimento
La salma di Gabriella Falzoni, uccisa dal marito Giovanni Lucchese, viene portata a medicina legale. L’uomo si è costituito dai carabinieri di Villafranca FOTOSERVIZIO DIENNE
Mozzecane. L'ha uccisa perchè non voleva perderla. L'ha uccisa perchè era geloso e perchè lui non voleva che il loro matrimonio finisse o che ci fosse qualcuno tra loro. L'ha strangolata con un foulard, al culmine dell'ennesimo litigio, in camera da letto. Nella loro camera, sopra quel letto in cui per anni si sono accoccolati, raccontati le loro paure, i loro segreti. Giovanni Lucchese, cinquantaseienne impiegato in una concessionaria Fiat di Verona ha ammazzato la moglie Gabriella Falzoni, 51 anni, impiegata nella ditta di abbigliamento Spiller di Pizzoletta, nella loro casa di via Leopardi 6/b, a Mozzecane, ieri pomeriggio.
Erano le 17.10 quando l'uomo ha suonato il campanello della caserma dei carabinieri di Villafranca con alcuni graffi sul volto, quelli che la moglie gli ha fatto nel disperato tentativo di fermarlo: «Sono Giovanni Lucchese, ho strangolato mia moglie», ha detto l'uomo.
I carabinieri del radiomobile sono andati subito in quel quartiere elegante, che circonda un giardinetto con le panchine. In quella villetta quadrifamiliare colorata di giallo e arancione abitava Gabriella, ma anche le sue sorelle e altri parenti. Erano una famiglia perfetta a sentire i vicini. Non c'era niente che non quadrasse. La bella casetta ordinata, perchè Giovanni era una persona «ordinata, pulita, disponibile», e perchè Gabriella teneva tanto alla sua casa. La teneva a posto e anche per due volte alla settimana aveva un'amica che andava a riassettare, «a pulire sul pulito», diceva ieri sera la signora sconsolata. La famiglia era appena tornata da una vacanza in Kenya. facevano tante vacanze, amavano viaggiare, dicono i vicini, e stavano «economicamente benissimo». Non si facevano mancare nulla, lavorando entrambi. Una posizione consolidata che permetteva loro di fare una vita gradevole, senza privazioni.
Eppure il tarlo della gelosia s'era insinuato nella testa di Giovanni. Aveva trovato degli sms che per lui erano la conferma che nella vita della moglie potesse esserci qualcun altro.
Ieri pomeriggio una delle sorelle ha ammesso con i carabinieri di averli sentiti litigare. E tra quelle pareti è impossibile non sentire, passa tutto. E passano anche le urla. Ma non c'è stata colluttazione, non ci sono state botte. Secondo una prima ricostruzione Gabriella a un certo punto, durante il litigio, avrebbe detto che si sentiva poco bene e si sarebbe ritirata in camera da letto. Ma Giovanni l'ha seguita. Ha preso un foulard, o forse ha semplicemente stretto uno di quelli che Gabriella era solita portare al collo e ha stretto.
Ha stretto con tutta la forza che aveva in corpo. Ha stretto con tutta la rabbia e il rancore che gli avevano dilaniato l'anima. Ha stretto con tutta la potenza che ha un amore trasformato in odio, in delusione. Ha tirato fino a quando Gabriella non ha sbarrato gli occhi e ha smesso di dimenarsi. Poi Giovanni ha ricomposto il corpo sul letto, per l'ultima volta, loro. Ed è andato dai carabinieri. «Era un uomo d'oro», dice una vicina, «da quando un tumore s'è portato via mio marito mi dava una mano quando c'era da fare qualcosa in casa. Gli avevo acquistato apposta la Sambuca per corregergli il caffè. L'altro giorno li ho visti ai carri di Carnevale. A me sembravano felici. Vede quella panchina lì?», continua la signora, «l'abbiamo consumata a forza di starci seduti tutti insieme a raccontarci cose. Qui ci conosciamo tutti, siamo come una grande famiglia. Si pensa sempre che queste cose accadano ad altri. Le vedi in televisione e non pensi che potresti viverle anche tu. E poi ecco accade anche a te, ai tuoi amici e diventa tutto irreale», ha concluso la donna.
E mentre il capannello di amici e residenti stava attonito a chiedersi il perchè, sul posto è arrivato il sostituto procuratore Giulia Labia. Ha fatto un sopralluogo nell'abitazione e ha autorizzato la rimozione della salma, quindi la casa è stata sigillata con il nastro. Posta sotto sequestro. Il magistrato ha poi raggiunto la caserma dei carabinieri per ascoltare il reo confesso. E sentita la sua versione, la sua folle gelosia, ne ha disposto la custodia cautelare in carcere.
Alessandra Vaccari
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