Un veronese nel «pool» che ha proposto
un nuovo approccio ai tumori cerebrali

24/02/2012
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Intervento di neurochirurgia

Verona. Solo il 20% dei pazienti operati di tumore al cervello riprende una vita normale, anche se nell’80% dei casi la valutazione dell’esito degli interventi è positiva perchè non prende in considerazione fattori come memoria, personalità, ansia. Al tema è dedicato un numero speciale del Journal of Neuro-Oncology che ha fra i curatori Andrea Talacchi, neurochirurgo dell’università di Verona.

«Spesso ci si ferma a valutare il risultato di un intervento solo guardando al tumore, se è stato tolto completamente e in maniera "pulita" - spiega Talacchi - mentre si guarda poco al paziente. Già a una settimana dall’intervento invece si potrebbero effettuare dei test neuropsicologici per valutare le facoltà cognitive e affettive, da seguire poi nel tempo». La ’rivoluzionè, spiega l’esperto, servirebbe sia al paziente per una eventuale riabilitazione, sia agli stessi chirurghi: «La ricerca chirurgica propende per una sempre maggiore aggressività nei confronti del tumore al cervello - spiega Talacchi - ma la valutazione dell’efficacia si basa solo su prove strumentali, mentre manca lo studio degli esiti sul paziente. In qualche caso inoltre si vede anche l’effetto opposto: non solo pazienti in cui l’intervento è giudicato positivo ma che presentano problemi cognitivi, ma anche interventi che oltre ad asportare il tumore migliorano questi stessi aspetti in maniera inaspettata».

Una valutazione di questo tipo dovrebbe essere adottata anche nei test clinici: «Se ad esempio ci sono due farmaci chemioterapici che hanno lo stesso effetto sul tumore - conferma Talacchi - potrebbe essere scelto quello che dà i minori effetti sulle capacità cognitive del paziente».




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