Sì ai negozi aperti la domenica
Ma c'è conflitto costituzionale
COMMERCIO E GIUSTIZIA. Il decreto Salva Italia del governo Monti sulle liberalizzazioni prevale sulla normativa di Regioni e Comuni. Per ora. Il Tar accoglie i ricorsi della grande distribuzione e congela le limitazioni volute dalla Regione (solo 16 festività). Ma l'ultima parola spetterà alla Consulta
Verona. Negozi aperti ogni domenica, come vuole il governo Monti? Il Tar di Venezia passa la palla alla Corte costituzionale e congela la legge regionale, più restrittiva, finchè i giudici di Roma non si saranno pronunciati. Quindi, avanti con le aperture domenicali.
Non vede però una fine lo scontro tra la grande distribuzione, che vorrebbe avere carta bianca per tenere le serrande sempre alzate, e la Regione, decisa invece a imporre precisi vincoli per evitare la liberalizzazione selvaggia del commercio. Una questione intricata, dove le norme si sovrappongono, le competenze si accavallano e gli interessi sono in evidente, e insanabile, contrasto.
Se ne è avuto un assaggio ieri, quando i giudici del Tar si sono riuniti per discutere del ricorso presentato da alcune catene commerciali, tra cui Pam, Auchan, Bennet, Coin-Oviesse e La Rinascente, contro la legge regionale 30, approvata lo scorso dicembre, che consente agli esercenti di tenere aperto sedici domeniche l'anno (oltre alle quattro di dicembre).
Ma per i supermercati e i centri commerciali non è abbastanza. Vogliono di più e la loro pretesa poggia su un pilastro che finora nessuno è riuscito a far crollare: la manovra SalvaItalia del governo Monti, che da metà dicembre ha concesso il nulla osta alle aperture dei negozi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. A poco sono valse le ordinanze che i vari sindaci delle province venete, inclusa Verona, hanno emesso nelle settimane successive, seguendo le direttive in arrivo da Palazzo Balbi: la grande distribuzione organizzata ha fatto quadrato, presentando ricorso al Tar e strappando subito una prima importante vittoria contro la Regione lo scorso gennaio. Nonostante l'opposizione di Confcommercio, Confesercenti, Anci e sindacati, infatti, i giudici avevano deciso di sospendere la legge regionale e tutte le ordinanze comunali fino alla camera di consiglio che si è svolta mercoledì.
Semaforo verde, dunque, alle aperture di domenica, anche se la città se n'è accorta solo in minima parte. L'unico supermercato a tenere le serrande alzate nelle scorse settimane è stato, infatti, il Pam di via IV novembre, oltre ad alcuni centri commerciali della provincia, come l'Auchan di Bussolengo.
Ieri, il Tar ha emesso la sua sentenza, che pur in attesa della Corte costituzionale, suona comunque come una seconda vittoria per la grande distribuzione. I giudici hanno deciso di rinviare tutti gli atti alla Corte costituzionale, che si dovrà pronunciare sulla legittimità della legge regionale, in contrasto con il decreto di Monti.
E nel frattempo? Le disposizioni di Palazzo Balbi, così come le relative ordinanze sindacali dei Comuni, rimangono sospese finché i giudici di Roma non decideranno a chi spettano le competenze in materia di commercio. E il perché è scritto nero su bianco nel dispositivo. I danni provocati alla grande distribuzione dalla chiusura in queste domeniche sarebbero stati "comparativamente superiori" rispetto a quelli dei piccoli negozi, costretti ora a tenere aperto per fronteggiare la concorrenza. Non è stato considerato, invece, il disagi derivanti ai lavoratori, definiti "dubbi" dal Tar. Una sentenza destinata a sollevare numerose polemiche.
Manuela Trevisani
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1 Beppe_da_Lugagnan 25/02/2012 10:31 2834 commenti
dodo2482, ignorante sarai tu che non hai messo il becco fuori dall'uscio.