Una valanga di mail per Dino
ma la cattura non sarà veloce

LESSINIA. Monta la protesta di associazioni ambientaliste e cittadini che hanno inviato tantissime lettere al giornale. L'ipotesi che ci sia più di un orso non trova conferme mentre è certo che la procedura per il trasferimento del plantigrado in Slovenia richiederà alcuni mesi
25/05/2010
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L’orso Dino preso in Val Canali: ora la cattura non si annuncia facile

Lessinia. Invasione di mail per salvare l'orso Dino, arrivate a centinaia in pochi giorni, quasi tutte ricalcando un identico schema, ordine evidentemente partito su comando ai propri iscritti da qualche associazione ambientalista. Ne sono state inondate redazioni web e uffici provinciali e regionali, che dopo la lettura della prima coppia di lettere hanno inevitabilmente cestinato tutte le successive senza neppure aprirle.
Strategia fastidiosa ma inutile per salvare davvero la vita a M5, ammesso che sia in pericolo. Perché al momento l'unica cosa che si sa è che è stata attivata la procedura per la sua cattura in vista del trasloco in Slovenia da dove pare sia arrivato. Da lì sarebbe giunta la disponibilità, per ora solo verbale, all'accoglienza, ma servirà un accordo scritto a livello statale.
Comunque l'espatriata non lascia per nulla tranquilli gli amanti dell'orso: lo scorso aprile il ministero dell'Ambiente sloveno aveva deliberato l'abbattimento di 75 orsi e 10 lupi, suscitando le ire di ambientalisti e animalisti, fino all'intervento della Corte costituzionale che ha richiamato al rispetto della Direttiva europea «Habitat», che tutela le specie rare e in via di estinzione.
Il piano per la cattura dell'orso è comunque cominciato dopo la riunione tecnica organizzata ad Asiago da prefettura e assessorato provinciale.
Le procedure sono affidate alla Regione e prevedono la collaborazione diretta con la Provincia di Trento, capofila dell'operazione, dal momento che già da anni ha avviato un progetto di studio sugli orsi. Fabio Venturi, vicepresidente della Provincia e assessore all'ambiente torna sul tema per dire che: «Dino tornerà a casa sano e salvo, e lo cattureremo con i sistemi previsti in questi casi dal protocollo per la tutela della fauna selvatica. Giorno dopo giorno ci siamo affezionati all'orso», ammette l'assessore Venturi, «ma riteniamo che la soluzione migliore anche per lui sia che ritorni a vivere nel suo habitat naturale in Slovenia. In provincia di Vicenza ha creato qualche difficoltà in più rispetto a quanto fatto qui, e non vogliamo che qualcuno si azzardi a prendere iniziative estemporanee».
Ad Asiago doveva esserci un incontro tecnico, ma in realtà, sull'onda dell'emozione delle predazioni di quei giorni, è prevalsa una linea politica dettata dagli amministratori locali improntata alla paura e al fastidio.
Andrea Gios, sindaco di Asiago, ha lamentato «la mancanza di rispetto per la gente dell'Altopiano, che sa tenere bene i boschi tanto da farci venire anche l'orso. Ma i boschi non sono né demaniali né provinciali: appartengono ai cittadini e su un problema del genere non si possono non sentire».
Gios è convinto che gli orsi in Altopiano siano più di uno almeno da un paio di anni, anche se nessuno li ha visti.
Anche nel Veronese, Bruno Malascorta, contitolare del parco faunistico «Al Bosco» di Romagnano di Grezzana, aveva più volte sottolineato di avere la percezione che la presenza dell'orso fosse una costante nei vaj più impenetrabili della Lessinia. L'ipotesi non trova conferma da Ivano Confortini, responsabile del Servizio caccia e pesca della Provincia, secondo il quale si può parlare di presenza solo su motivati riscontri.
Quanto alla cattura di Dino, Confortini è convinto che i tempi saranno molto lunghi: «Serve una relazione tecnica approfondita per fare una proposta al ministero dell'Ambiente, il quale a sua volta chiederà parere all'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Potrebbero passare dei mesi e nel frattempo M5 aver cambiato abitudini alimentari e luoghi frequentati. L'orso», aggiunge, «non ha gli stessi comportamenti standardizzati degli ungulati. È un individualista che si muove come crede e prende abitudini che possono non piacerci. L'ideale per lui e per tutti noi è che si calmino le acque e si possa ragionare per il bene di tutti da posizioni meno contrastanti», conclude il biologo della Provincia.

Vittorio Zambaldo




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