«Portai le tangenti da un bar a Giaquinto»

LOCALI E CORRUZIONE. L'interrogatorio di Arben Asik ha aperto nuovi fronti nell'inchiesta. Il kosovaro partecipò a riunioni in Comune con commercianti e politici. Aperta indagine bis per il giro di «mazzette» in 2 locali di Veronetta. Spunta un assessore in contatto con l'ex vigile ma il nome non esce
23/02/2012
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Arben Asik ha fornito un interrogatorio ricco di spunti investigativi

Verona. Un giro di mazzette pagate all'ex vigile Pietro Giaquinto da un titolare di un bar di Veronetta con l'obiettivo di evitare i controlli della polizia municipale. E non solo: le tangenti servivano anche a far svolgere le verifiche dai vigili urbani nei locali concorrenti. E poi c'è la partecipazione di Arben Asik, condannato giovedì ad un anno e 6 mesi per lesioni ad un tunisino, alle riunioni in Comune sui problemi della sicurezza a Veronetta.
Un interrogatorio pieno di spunti investigativi quello reso da Arben Asik, 27 anni, indagato insieme all'ex vigile Pietro Giaquinto, ora ai domiciliari a Caserta, per la concussione ad un titolare cinese di un bar di Veronetta. E, infatti, la procura ha aperto un'inchiesta bis con indagati ancora Giaquinto e Asik insieme ad altri nomi. Gli inquirenti, però, mantengono il massimo riserbo su questa seconda indagine. Non emergono neppure le accuse e ciò farebbe pensare ad una fase molto delicata dell'inchiesta.
Ogni cosa riferita da Asik nel luglio scorso è stata passata al setaccio dagli inquirenti della Guardia di finanza tanto che nel dicembre scorso, è stato sentito anche l'assessore Corsi come testimone. I fatti riferiti da Asik in quell'interrogatorio rappresentano a tutt'oggi dei validi spunti d'inchiesta e sono al vaglio degli investigatori per verificare la loro veridicità. Ma per attendere la stampa del timbro di attendibilità delle parole di Asik, ci vorrà ancora tempo forse fino all'eventuale dibattimento in aula.
L'ACCORDO ILLECITO. Nell'interrogatorio, il kosovaro, titolare di un'agenzia di sicurezza, parte da lontano. Nel 2009, conosce Giaquinto in occasione di un incidente stradale. Inizia così un rapporto tra l'ex vigile e Asik con scambio d'informazioni sui locali per i quali lavorava il titolare della Falcon security. Nel settembre 2009, Giaquinto con altri colleghi compie un ispezione nel bar Campus di via XX Settembre. Il gestore del locale si spaventa. Asik è un uomo di fiducia del socio G.G. perchè lavora con i suoi bodyguard dal 2008 nel locale di via XX Settembre. E dal bar viene chiesto al kosovaro di metterlo in contatto con Giaquinto. E ciò si verifica. Tra il socio del bar e l'ex vigile, licenziato recentemente da Palazzo Barbieri, è sempre la versione di Asik, inizia un rapporto fatto di scambi di favori. Il socio del bar pagava mazzette e in cambio, Giaquinto avrebbe evitato i controlli dei vigili urbani nel suo locale. Si è arrivati al punto, riporta ancora l'interrogatorio che Asik aveva ridotto il lavoro dei suoi bodyguard al Campus, fino a quando nel 2011 gli è stato tolto, perchè i titolari del locale avevano acquisito la sicurezza di non subire più controlli della Municipale. Lo stesso G.G. aveva poi chiesto a Giaquinto di svolgere i controlli negli altri bar di Veronetta e, uno di questi locali non aveva chiuso perchè, secondo Asik, aveva alle spalle un assessore.
LE TANGENTI MENSILI. Il kosovaro racconta anche che Giaquinto ha ricevuto ogni due mesi mazzette da 1000 euro dal socio del bar Campus. Il gestore del bar gli diede i soldi da settembre 2009 al maggio 2010. Altre consegne sarebbero avvenute dal settembre 2010 al maggio 2011. Ci sarebbe stata anche un extra: per la revoca di una sanzione amministrativa, Giaquinto avrebbe incassato 1.500, 2.000 euro, inviatigli sempre dallo stesso socio del Campus. A riferire questa circostanza ad Asik, sarebbe stato lo stesso datore di mazzette. E come fa a essere così sicuro Asik delle mazzette pagate dal socio del bar Campus ? Semplice: molto spesso a consegnare le mazzette a Giaquinto era proprio il kosovaro. I soldi erano legati con l'elastico, racconta ancora Asik, e G.G. gli raccomandava di non far vedere niente ad un altro socio del bar che non sapeva di queste tangenti. Il kosovaro poi consegnava anche buste a G.G. da parte di Giaquinto e in una di queste, racconta nell'interrogatorio, c'erano i turni della polizia urbana amministrativa.
GLI AGGANCI POLITICI. Altro capitolo molto interessante dell'interrogatorio di Asik riguarda le presunte coperture politiche di Giaquinto. Fu lo stesso ex vigile a raccontare ad Asik di un politico nel Comune di Verona che era assessore con il quale era in contatto. Anche il socio del Campus, G.G., è ancora il racconto di Asik, era tranquillo perchè Giaquinto aveva un assessore alle spalle così come gli aveva raccontato lo stesso ex vigile. Ma qui, però, c'è una grossa «amnesia» del kosovaro: più volte sollecitato dagli inquirenti, non ricorda il nome di quale assessore era in contatto con Giaquinto. All'indagato fu mostrato anche l'elenco degli assessori del Comune di Verona, stampato da internet. Asik, però, è indeciso, nicchia e, alla fine, il nome non esce. Dichiarazioni, quindi, da prendere con le pinze prima di tirare le somme su responsabilità a Palazzo Barbieri.
LE RIUNIONI CON I COMMERCIANTI DI VERONETTA. C'era anche Asik, indagato nel 2009 per le lesioni al tunisino, alle riunioni tra il Comune e i commercianti di Veronetta. La sua partecipazione era legata al suo lavoro in quanto conosceva le problematiche della sicurezza del quartiere. Veniva chiamato da una segretaria di Palazzo Barbieri sul cellulare. Da chi, precisamente, però, non emerge chiaramente dalle sue parole. Ricorda che a questi incontri era presente anche l'assessore al commercio, Enrico Corsi. In quelle riunioni, i commercianti temevano per la chiusura dei loro locali a causa degli schiamazzi dei loro clienti. Una riunione si è svolta a palazzo Barbieri ed era presente, racconta Asik, il comandante dei vigili urbani, Luigi Altamura anche se il diretto interessato ha già smentito questa circostanza.
Un interrogatorio quello di Asik pieno di spunti, quindi, sui quali i primi mantenere il massimo riserbo sono gli inquirenti. Ora si attendono gli sviluppi dell'inchiesta.

Giampaolo Chavan




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