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07.02.2012

I signori della cordata magica


Navasa, Baschera e Dal Bosco
Navasa, Baschera e Dal Bosco
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É nel 1964 che esordisce la cordata magica veronese (Milo, Claudio e Franco Baschera) che affronta il Pilastro Rosso dell'immane parete Sud di Cima Brenta Alta per la via “Verona”: quattro giorni e mezzo di altissime difficoltà (è tuttora poco ripetuta), 500 metri di altezza, 150 chiodi, otto cunei e 18 a pressione (gli attuali spit). Gli cade la macchina fotografica. Ne parlerà la stampa internazionale, anche Maestri vi aveva dovuto desistere. Ed era l'ultimo grande problema del Brenta.
La cordata si ricongiunge dal 22 al 26 giugno 1965 per l'enorme parete Nord della Rocchetta Alta di Bosconero (2412), 200 metri più alta della Cima Grande delle Lavaredo e con difficoltà almeno pari. 700 metri percorsi per la prima volta in quattro giorni e mezzo (strapiombi, diedri, placche verticali, fessure e tetti costantemente). Grandi tratti in arrampicata libera. La chiameranno “Via de le grole” dal nome della scuola di alpinismo scaligero che Navasa dirige, dove Dal Bosco e Baschera sono istruttori. Adesso è un'ambita classica degli alpinisti più capaci.
Chiudono in bellezza Milo e Claudio nel luglio 1973 sullo spallone Est del Sassolungo (3181). In tre giorni costellati di temporali furiosi, da tregenda, aprono una via durissima di 700 metri che richiese tre bivacchi: La via “Cristina” dedicata alla figlia del presidente del Cai Guido Chierego, tragicamente scomparsa: «La mia via più bella e la mia salita più dura, un concetto estetico realizzato» ci dirà Navasa che pago, si dedicherà da allora in poi… all'esplorazione subacquea.
Nella “Giornata della memoria” del 205, il 27 gennaio, il sindaco di Verona lo decora della medaglia d'oro della città. Muore nel 1909 in casa di riposo roso dallo zio Alz, accudito dalla moglie Isabella Bonizzato (che aveva lasciato 25 anni prima) e dalla figlia Licia, senza le amate sigarette, piegato alle fede che non ha mai avuta. Ai funerali (religiosi) al Monumentale eravamo in 30. A San Pietro in Cariano la sezione Cai gli ha intitolato la sua scuola di alpinismo. In borgo Milano c'è una via Augusto Navasa cui si potrebbe aggiungere il figlio Milo. Dal Bosco era mitico si direbbe oggi. Non meritano l'oblio. B.F.

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